Soprannomi dei calciatori.. da Esnaider “El Uablo” a Tevez “El Apache”

settembre 30th, 2009 Posted in News

I soprannomi dei calciatori sono un mondo a parte. Ce ne sono di  divertenti, di banali, di incredibili, di incompresnibili Partiamo con questo lungo viaggio nel mondo dei soprannomi. Il quotidiano britannico Daily Mirror qualche mese fa ha stilato la lista dei soprannomi più divertenti nella  storia del calcio d’oltremanica.
Jason McAteer – il Grilletto.. a evidenziare una mente non proprio  sveglia. La leggenda vuole che l’ex-Liverpool una volta chiese una pizza tagliata in quattro fette perché non aveva molta fame. Genio.
Jonathan Woodgate – il Paesano.. il difensore centrale del Tottenham che al Real Madrid ha fallito (causa infortuni) non aveva un eloquio molto forbito. Anzi, non sapeva mettere due parole in fila. Soprattutto a inizio carriera, quando giocava nel Leeds, e le sue interviste post-partita erano incomprensibili a chiunque.
Stuart Pearce – Psycho…  occhi da pazzo per il terzino inglese  bandiera del Nottingham Forest, che spaventava gli avversari ancor  prima di demolirli coi suoi tackle assassini. Comunque era un gran bel  terzino, con un tiro micidiale.
Richard Wright – Richard Wrong.. portiere cresciuto nell’Ipswich, con una fugace apparizione nell’Arsenal, non è certo un fenomeno ed è diventato noto per gli errori madornali. I tifosi con un abile gioco di parole ne hanno storpiato il cognome da Wright (assonanza con right, “giusto”) in Wrong, “sbagliato”.
Renè Higuita – lo Scorpione .. la celebre parata coi piedi all’indietro sulla linea a Wembley contro l’Inghilterra rimarra per sempre una delle mosse più spettacolari della storia del calcio internazionale.
Ma lasciamo perdere il calcio anglosassone e il Daily Mirror, e lanciamoci nel calcio più fantasioso della terra, quello sudamericano. Qui non mancano davvero i soprannomi indimenticabili.
Juan Eduardo Esnaider – El Uablo..  bidone uruguagio di passaggio alla Juve, era per tutti el El Uablo, “il bello”, per via di una fluente chioma castana.  A Torino circola ancora la battuta “se avesse fatto gol come faceva figli.. avremmo vinto tutto”.
Marcos Cafu – Il Pendolino.. il terzino brasiliano era soprannominato come il treno ad alta velocità che collega Roma e Milano. La cosa divertente è che la sua carriera si è mossa poi davvero sul binario Roma – Milano con il passaggio dai giallorossi ai rossoneri.
Sergio Aguero – El Kun.. l’attaccante argentino dell’Atletico è stato soprannominato così da bambino dai sui compagni di classe, perchè i suoi capelli all’epoca erano tali e quali a quelli di un personaggio dei fumetti giapponese di nome Kum Kum.
Carlos Tevez – Apache.. deve il suo soprannome alla favela in cui è nato e cresciuto, che si chiama proprio Fuerte Apache, ed è la più pericolosa di tutta Buenos Aires. L’enorme cicatrice che Tevez ha ancor’oggi dall’orecchio al petto è un segno di una bruciatura che si procurò da ragazzino, o almeno così dice (ma non ci crede nessuno). Tevez è orgoglioso del suo barrìo, ma non ne parla volentieri:  ”Per parlare del Forte prima devi averci vissuto. Io non parlo del tuo quartiere se non lo conosco”.
Edmundo – O’ Animal.. l’attaccante carioca era davvero un animale; lunatico, iroso, caratteraccio che a Firenze ancora ricordano. Aneddoto curioso: si racconta che per il compleanno della figlia le regalò uno scimpanzè. Nel corso della festa fece bere allo scimpanzè litri e litri di birra, divertendosi come un matto a vedere la povera scimmia sempre più ubriaca. Unico.
E ora uno sguardo al calcio di casa nostra:
Dario Hubner – Tatanka. Il centravanti di provincia ex Brescia e Piacenza aveva la postura di un bisonte in corsa (“tatanka”, appunto, nella lingua parlata dai Nativi Americani). A fine carriera ha aperto una sua attività imprenditoriale, gestendo il coffeshop “Tatanka” (Il Bisonte) a Crema. Quando i soprannomi tornano utili anche a fine carriera…

I soprannomi dei calciatori sono un mondo a parte. Ce ne sono di divertenti, di banali, di incredibili, di incomprensibili. Partiamo con questo lungo viaggio nel mondo dei soprannomi. Il quotidiano britannico Daily Mirror qualche mese fa ha stilato la lista dei soprannomi più divertenti nella  storia del calcio d’oltremanica.

Jason McAteeril Grilletto.. a evidenziare una mente non proprio  sveglia. La leggenda vuole che l’ex-Liverpool una volta chiese una pizza tagliata in quattro fette perché non aveva molta fame. Genio.

Jonathan Woodgate – il Paesano.. il difensore centrale del Tottenham che al Real Madrid ha fallito (causa infortuni) non aveva un eloquio molto forbito. Anzi, non sapeva mettere due parole in fila. Soprattutto a inizio carriera, quando giocava nel Leeds, e le sue interviste post-partita erano incomprensibili a chiunque.

Stuart Pearce - Psycho…  occhi da pazzo per il terzino inglese  bandiera del Nottingham Forest, che spaventava gli avversari ancor  prima di demolirli coi suoi tackle assassini. Comunque era un gran bel terzino, con un tiro micidiale.

Richard Wright – Richard Wrong.. portiere cresciuto nell’Ipswich, con una fugace apparizione nell’Arsenal, non è certo un fenomeno ed è diventato noto per gli errori madornali. I tifosi con un abile gioco di parole ne hanno storpiato il cognome da Wright (assonanza con right, “giusto”) in Wrong, “sbagliato”.

Renè Higuita – lo Scorpione .. la celebre parata coi piedi all’indietro sulla linea a Wembley contro l’Inghilterra rimarra per sempre una delle mosse più spettacolari della storia del calcio internazionale.

Ma lasciamo perdere il calcio anglosassone e il Daily Mirror, e lanciamoci nel calcio più fantasioso della terra, quello sudamericano. Qui non mancano davvero i soprannomi indimenticabili.

Juan Eduardo Esnaider – El Uablo..  bidone uruguagio di passaggio alla Juve, era per tutti el El Uablo, “il bello”, per via di una fluente chioma castana.  A Torino circola ancora la battuta “se avesse fatto gol come faceva figli.. avremmo vinto tutto”.

Marcos Cafu – Il Pendolino.. il terzino brasiliano era soprannominato come il treno ad alta velocità che collega Roma e Milano. La cosa divertente è che la sua carriera si è mossa poi davvero sul binario Roma – Milano con il passaggio dai giallorossi ai rossoneri.

Sergio Aguero – El Kun.. l’attaccante argentino dell’Atletico è stato soprannominato così da bambino dai sui compagni di classe, perchè i suoi capelli all’epoca erano tali e quali a quelli di un personaggio dei fumetti giapponese di nome Kum Kum.

Carlos Tevez – Apache.. deve il suo soprannome alla favela in cui è nato e cresciuto, che si chiama proprio Fuerte Apache, ed è la più pericolosa di tutta Buenos Aires. L’enorme cicatrice che Tevez ha ancor’oggi dall’orecchio al petto è un segno di una bruciatura che si procurò da ragazzino, o almeno così dice (ma non ci crede nessuno). Tevez è orgoglioso del suo barrìo, ma non ne parla volentieri:  ”Per parlare del Forte prima devi averci vissuto. Io non parlo del tuo quartiere se non lo conosco”.

edmundoEdmundo – O’ Animal.. l’attaccante carioca era davvero un animale; lunatico, iroso.. un caratteraccio che a Firenze ancora ricordano. Aneddoto curioso: si racconta che per il compleanno della figlia le regalò uno scimpanzè. Nel corso della festa fece bere allo scimpanzè litri e litri di birra (vedi foto), divertendosi come un matto a vedere la povera scimmia sempre più ubriaca. Le associazioni animaliste insorsero. Lui le mandò a farsi fottere. Unico.

E per finire un soprannome celebre dal calcio di casa nostra:

Dario Hubner – Tatanka.. Il centravanti di provincia ex Brescia e Piacenza aveva la postura di un bisonte in corsa (“tatanka”, appunto, nella lingua parlata dai Nativi Americani). A fine carriera ha aperto una sua attività imprenditoriale, gestendo il coffeshop “Tatanka” (Il Bisonte) a Crema. Quando i soprannomi tornano utili anche a fine carriera…

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