Lorenzo Insigne aveva iniziato le vacanze estive dopo aver indossato la maglia della Nazionale. La più importante, quella con il numero dieci sulle spalle: “Sento la responsabilità”, aveva detto. Diversamente non poteva essere, se guardiamo ai precedenti. L’hanno portata coloro che hanno fatto la storia del nostro calcio, Lorenzo, nel suo piccolo ci sta riuscendo. Con quell’azzurro cucito addosso che è lo stesso, forse un po’ più chiaro, del suo Napoli.

Lì non ha il dieci, dalle parti del Vesuvio non è un semplice numero, ma la prova dell’esistenza di Dio (che al San Paolo si identifica con Diego Armando Maradona). L’argentino che ha fatto impazzire una città, quella che oggi si esalta per le prodezze di ‘Lorenzo il Magnifico’ – come lo chiamano i tifosi – riferimento e rappresentanza di un sentimento calcistico.

Napoli, Insigne ritrova sé stesso: i primi effetti della ‘cura Dimaro’

Napoli non è una piazza facile, per questo molti ne restano affascinati: può darti tutto un attimo prima e togliertelo quello dopo, se non rispetti quel patto implicito (che poi è quasi sempre lo stesso) e cioè impegnarsi al massimo per la maglia. Insigne l’ha fatto, più di una volta, ma negli ultimi tempi avevano fatto eco dei mal di pancia di troppo: “Giocare qui non è facile, si fanno tanti sacrifici per poi non vincere niente”, metabolizzati come un affronto viscerale.

Perciò De Laurentiis, che conosce il suo pupillo, nei giorni scorsi aveva sottolineato: “Lorenzo ormai è un uomo, deve essere consapevole della maglia che porta e del valore che ha, se così non fosse, glielo ricorderemo”. Un ammonimento – quasi di padre in figlio – per riportarlo sulla “dritta via”. Senza scomodare il sommo poeta, la ‘selva oscura’ sembra esser stata superata. Insigne è concentrato sul Napoli e lo ha dimostrato a Dimaro, sede del ritiro partenopeo, dove ha dichiarato: “Per questa maglia darò sempre il massimo, cercando di fare sempre meglio. Non vedo molta differenza tra il mio modo di giocare in Nazionale e con il Napoli. Con l’Italia giochiamo con un altro modulo e mi trovo più a mio agio, cercherò di esprimermi al meglio anche il prossimo anno. Qui a Napoli sto bene, non ho mai pensato di lasciarla. Spero di restare a vita”. Infine, un appunto su Sarri alla Juventus: “Per noi napoletani è tradimento. Dobbiamo pensare a noi per batterlo a tutti i costi. Il mio sogno è quello di vincere lo scudetto e ce la metteremo tutta per raggiungere l’obiettivo. Sarri o Ancelotti? Per il secondo il difetto è il modulo nei miei confronti – scherza – il pregio è che è un grande signore. Di Sarri visto che è andato alla Juventus non mi va di parlare”.

Insigne, il 2020 sarà l’anno della consacrazione fra i grandi

Parole che lasciano poco spazio all’immaginazione. Quello che si presenta ai giornalisti è un Insigne maturo e più consapevole del suo ruolo, nessuna doccia gelata, dunque. Solo voglia di rivalsa. La stessa che gli avevamo letto negli occhi nell’ultima partita dell’Italia, con quel dieci sulle spalle, che altrove non indossa per evitare la lesa maestà. Questo, per Insigne, è soltanto l’inizio di un anno fondamentale che culminerà con l’Europeo. Lo si evince anche, e soprattutto, dalle parole che usa. Precise e dirette, proprio come un suo tocco di palla.