Biglietti Juve-Napoli: vendita vietata ai nati in Campania, polemica con Questura e Comune

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:05

Una decisione insolita che non poteva non suscitare polemiche quella relativa alla vendita dei biglietti di Juventus-Napoli, big match della seconda giornata di Serie A in programma sabato 31 agosto alle 20.45.

Il club bianconero, oltre al consueto divieto di vendita dei tagliandi ai residenti in Campania, ha deciso di estendere l’impossibilità di acquisto anche a chi in Campania è nato pur essendo residente altrove. Un provvedimento insolito che ha scatenato le proteste dei tifosi partenopei (e non solo) sui social ma anche tra addetti ai lavori e giornalisti con Gad Lerner che scrive, apertamente su Twitter, di un “gravissimo precedente di razzismo pratico.

Biglietti Juventus-Napoli, botta e risposta con la Questura

Alle polemiche sulla presunta discriminazione territoriale, si è sommato il botta e risposta tra la Juventus e la Questura di Torino. Il club ha precisato di aver inviato alle autorità la nota sulle modalità di vendita dei tagliandi, il 4 agosto 2019. La Questura, dal canto suo, ha comunicato di non aver concordato la decisione né quantomeno di averla condivisa con la Juve.

A sua volta, in una successiva comunicazione pubblicata sul proprio sito ufficiale, la Juventus ha provato a rimediare, precisando che “le modalità di vendita dei tagliandi potrebbero subire variazioni, anche sostanziali, solamente a seguito delle determinazioni dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, che non si è ancora riunito.”

Probabile, dunque, che il vincolo di natalità nella vendita dei tagliandi possa cadere anche se, al contempo, con i biglietti disponibili dal 9 agosto, gli stessi non potrebbero essere più disponibili in attesa della riunione dell’Osservatorio.

Biglietti Juve-Napoli, la nota di Flavia Sorrentino

Dal Comune di Napoli è arrivata una nota da parte di Flavia Sorrentino, delegata all’Autonomia della Città: “Il comunicato diramato dalla Questura di Torino in cui si afferma che la scelta non e’ stata ne’ concordata ne’ condivisa e’ un ulteriore elemento che fa riflettere sulle motivazioni che sono alla base di tale decisione. Essere nati a Napoli, essere cittadini campani non e’ un marchio di disonore ne’ un elemento per cui prendere provvedimenti restrittivi. A meno che non si voglia sdoganare definitivamente o dare liceita’ ad un messaggio razzista che ha l’intento di colpire i meridionali che vivono e lavorano a Torino.”