Lo vedi esultare e pensi a Batistuta. Dusan Vlahovic, spalle giovani ma larghe per reggere l’etichetta di predestinato, non fa la mitraglia, però. Il gesto del centravanti che Montella vede come titolare della sua Fiorentina, è quello dell’arciere. “Lui è unico e mi dispiacerebbe imitarlo. È uno dei miei idoli. Da quando sono qui, tutti mi parlano di Batistuta: così un giorno sono andato su YouTube e mi sono guardato tutti i suoi gol in Argentina e nella Fiorentina” ha spiegato a Repubblica.

Vlahovic: il mio modello è Ibrahimovic

Pantaleo Corvino l’ha bloccato nel 2017, anche se Vlahovic è arrivato solo l’estate scorsa, dopo aver compiuto 18 anni. “E’ molto più di una promessa” si è sbilanciato Giancarlo Antognoni al momento di presentarlo. Di paragoni, scontati o meno, è piena la sua storia. Han parlato di Savo Milosevic, serbo pure lui che a Parma ha lasciato le tracce non certo migliori del suo passaggio calcistico. In Serbia è praticamente un eroe nazionale, il paragone lo riempie d’orgoglio. Il suo vero modello, però, è Ibrahimovic.

Anche Vlahovic ha segnato tanto e da subito. Gli avversari che se lo trovavano di fronte, quando giocava nelle giovanili del Partizan, non lo prendevano praticamente mai. Anche se giocava sotto età. Nessuno si è stupito quando è diventato il più di giovane di sempre a esordire in prima squadra nella storia del club.

Voleva solo divertirsi, allora. Non sentiva la pressione. Non si abbatteva quando sbagliava i rigori, non si montava la testa quando decideva da solo le partite. In prima squadra, gli han dato subito la maglia numero 9. E nel febbraio 2016 gioca il suo primo derby con la Stella Rossa, con cui aveva anche giocato una volta, due anni prima, prima di entrare a far parte del Partizan. E’ il più precoce a scendere in campo nel Derby Eterno di Serbia, che il Daily Mail ha inserito al quarto posto tra le dieci principali rivalità nella storia del calcio mondiale. Poi, diventa anche il più giovane marcatore (2 aprile 2016, 3-2 al Radnik Surdulica).

Come gioca Vlahovic

Attaccante mancino, Vlahovic del destro si fida ancora poco: contro il Napoli ha vanificato un possibile uno contro uno in campo aperto per un cattivo controllo e la voglia di portarsi la palla sul piede forte. Ha il fisico della prima punta di peso, ma non si muove male: non è lento né macchinoso, pensare che Ibrahimovic sia il suo modello non stupisce di certo. Senza per questo volerli accostare dal punto di vista del valore o delle qualità mostrate, anche a parità di età.

Nelle undici partite giocate in prima squadra in viola, ha tentato 5.27 tiri di media ogni novanta minuti, a cui però ha aggiunto quasi 1.5 passaggi chiave. Non ha ancora segnato, nonostante una quota di quasi due expected goals.

Insultato l’anno scorso a Torino, Vlahovic preferisce far parlare il campo. Partecipa allo sviluppo del gioco con oltre 15 passaggi di media, rivelano i dati Wyscout, e con tre dribbling riusciti sugli oltre sei tentati. Vince quasi sei duelli aerei ma, come si è visto anche contro il Napoli, tende a perdere troppi contrasti quando ha la palla, facilitando la transizione degli avversari. I cinque tocchi in area e gli 1.5 allunghi a partita completano l’immagine di attaccante completo per lo sviluppo del gioco, e non solo di un finalizzatore, di centravanti d’area.

Belgrado gli manca, Firenze però gli piace. Sente di avere la famiglia sempre dalla sua parte. Non ha mai avuto dubbi, dice, sulla scelta di trasferirsi così giovane in un’altra nazione. Ha le spalle larghe e le idee chiare. Punta le sue frecce al cielo perché la Fiorentina possa respirare aria di grandezza.