L’ex presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, dimessosi dall’incarico dopo la mancata qualificazione dell’Italia agli ultimi Mondiali di calcio che è costata anche la panchina a Giampiero Ventura, torna a parlare del suo operato ai microfoni di Radio Punto Nuovo. Ovviamente non mancano gli spunti: gli anni di Tavecchio in Federazione sono stati caratterizzati da uscite infelici, fra le altre cose, e scivoloni mediatici che hanno alimentato voci poco rassicuranti circa la sua affidabilità in veste dirigenziale: “Basta dare soldi a queste quattro l***e”, la sua dichiarazione più controversa a proposito del calcio femminile – smentita qualche giorno dopo – che diede il via ad un allontanamento concretizzatosi inevitabile concretizzatosi in pochi mesi.

L’insieme di quegli episodi lo porta oggi, in qualche maniera a dover chiarire – per quanto possibile – la propria posizione su molte cose. L’ex presidente ci prova parzialmente: “Ho portato quattro soggetti di livello in Champions, ho portato a Roma 4 partite di livello europeo, ho portato il VAR, il gol/no gol e anche gli Under 21”, ha sottolineato.

L’ex presidente FIGC, Carlo Tavecchio: “Stadi? Rifugi per carcerati”

Successivamente, l’ago della bilancia si sposta su Italia-Svezia, la partita della discordia che non ci ammise al Mondiale: “Nessuno ammetteva le proprie responsabilità, dunque mi sono dimesso: questa è la situazione reale”, prova giustificarsi Tavecchio. In ultima istanza, l’ex numero uno della Federazione affronta l’argomento razzismo negli stadi, tema molto in voga ultimamente anche – e soprattutto – per i cori razzisti rivolti a Lukaku durante il match dell’Inter contro il Cagliari: “Ho fatto 20 anni in Africa, il problema non è l’accoglienza, sotto questo punto di vista l’Italia è un posto accogliente. Lo stadio è il rifugio dei carcerati, tutte le tensioni che ci sono nel Paese: allo stadio tante persone non hanno rispetto per certe questioni. Bisognerebbe aprire la cultura civica del Paese. La Serie A ha fatto di tutto, la Federazione sta lavorando bene. Non so quali progetti ci sono in atto, però credo che stiano facendo il possibile per sventare questo fenomeno”, conclude Tavecchio. Parole, anche queste, destinate a far discutere allargando ulteriormente un dibattito già intriso di fraintendimenti e pregiudizi.