Maradona torna ad allenare, e lo fa in Argentina, dopo quasi dieci anni. L’ultima volta è stata sulla panchina della Seleccion, ai Mondiali del 2010, in Sudafrica. El Pibe de Oro torna a masticare calcio e lo fa da protagonista, come nuovo allenatore del Gimnasia. Porte aperte allo stadio “Juan Carmelo Zerilo” di La Plata che – come riporta Marca Argentina – ha avuto una capienza limitata di 31.500 posti per l’accoglienza all’ex Napoli.

Tifosi in delirio, un campione che ritorna con l’obiettivo di risollevare le sorti di un club a cui la classifica, attualmente, non sorride troppo: al fianco dell’argentino, in questa avventura, ci sarà Sebastian ‘Gallego’ Mendez. Il fuoriclasse ha firmato col club giovedì scorso fino a fine stagione, poi si vedrà. Intanto 700 giornalisti accreditati da tutto il mondo si sono presentati a La Plata per udire le sue prime parole da allenatore del club. Fanno il paio con i tifosi del Gimnasia, accorsi in 20.000.

Gimnasia, Maradona: “Non sono un mago, ma darò il massimo per questa squadra”

Maradona accoglienze così le ha sempre avute, i riflettori sono il suo pane, ma l’emozione tradisce ancora una volta: alla titubanza, poco dopo, subentra la schiettezza e Diego non si sottrae a spender più di qualche parola sulla nuova avventura che lo attende.

“Sarò presente a tutti gli allenamenti, a differenza di quanto dicono alcuni giornalisti. Perché chi non si allena poi non gioca. Io chiedo ai nostri giocatori di dare la vita per voi. Domenica ci giocheremo la vita. Voi siete quelli che ci faranno vincere le partite, e le vinceremo. Questa squadra sarà un esempio, io non sono un mago, mi piace lavorare e guadagnare correndo, come ho fatto per tutta la mia vita”, sottolinea Maradona.

Maradona: l’Argentina, il doping e il legame c0n Messi

Poco dopo il fuoriclasse torna a parlare di doping e degli scandali: Con l’Argentina nel 94′ è stata una parentesi bellissima, una delle più belle competizioni che ho giocato è stata sicuramente quel Mondiale, con Cholo, Cani, Batistuta, Balbo. Allo scandalo di doping di quell’anno non crede neanche un bambino di cinque anni”, ha rimarcato il neo allenatore che, in conclusione, non risparmia nemmeno Messi che ha allenato: “Ho avuto a disposizione il miglior Messi e lo dico in faccia a chiunque. La storia dei calci piazzati? Ci fermavamo spesso dopo l’allenamento e gli ho insegnato a perfezionare il tiro a giro, merito un premio, gli ho detto (ride ndr). Ora è inarrestabile”, ha concluso El Pibe de Oro.

Il tempo dei proclami è finito, ora Diego deve rimettersi in carreggiata per far capire a tutti che dieci (come il suo numero di maglia) anni senza di lui sono stati troppi. L’importante è raggiungere gli obiettivi prefissati, una salvezza – sua e della squadra – per tornare grandi insieme e riprendersi il giusto palcoscenico. Perchè non si può vivere nel passato: il presente è adesso e Maradona può ancora dare quel qualcosa in più che chiunque – al netto di difetti e contraddizioni – è solito riconoscergli.