Copa Libertadores, ci risiamo: la finale Flamengo-River spostata a Lima

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:06

Copa Libertadores, ci risiamo: finale spostata da Santiago a Lima

Una scelta di buonsenso. Una decisione inevitabile. La finale di Copa Libertadores, la Champions League del Sudamerica, cambia sede. La sfida per il titolo tra River Plate e Flamengo non si giocherà più a Santiago, in Cile, ma a Lima, capitale del Peru. Confermata la data: 23 novembre. Un anno dopo, continuano i problemi. Dodici mesi fa, il primo Superclasico tra River e Boca a mettere in palio anche il principale titolo continentale si è dovuto giocare addirittura Madrid.

River, la finale della vergogna di un anno fa

L’anno scorso, dopo il 2-2 in casa del Boca, la sfida di ritorno viene prima rinviata di un giorno per un diluvio che si abbatte su Buenos Aires e sul Monumental e poi spostata in un altro continente. Fuori dallo stadio, infatti, prima della partita, i tifosi del River hanno assaltato il pullman dei rivali del Boca con sassi, bastoni, gas urticanti. Alcuni giocatori del Boca restano feriti: Tevez, Izquierdoz, Wanchope e il capitano Pablo Perez, cui in ospedale viene diagnosticata un’ulcera alla cornea. Non si può giocare. E’ chiaro da subito, ma servono ore di trattative per ufficializzare la decisione che rappresenta il punto più basso del calcio sudamericano

Stavolta, nella decisione di spostare la sede della finale da Santiago a Lima, maturata dopo cinque ore di trattative tra i rappresentanti dei club e della confederazione sudamericana (CONMEBOL), non c’è alcuna responsabilità dei tifosi del River Plate.

Libertadores 2019, finale a Lima in nome del buonsenso

Stavolta c’entrano le proteste sempre più accese in Cile. Ancora lunedì, i cittadini sono scesi in piazza a Santiago a manifestare nonostante il governo cileno ha deciso di sospendere l’aumento del prezzo dei trasporti pubblico e promesso l’aumento del 20% delle pensioni.

I cileni continuano a invocare un cambiamento e andranno avanti finché non vedranno i risultati. Lunedì Santiago ha vissuto un’altra giornata di scontri con la polizia, di manifestanti allontanati con il gas lacrimogeno, di autobus incendiati. Ha fatto il giro del mondo, poi, l’immagine di un’agente di polizia con il casco in fiamme. Da giorni i cileni invocano le dimissioni del presidente Sebastian Pinera, che alla BBC si dichiara pronto a trattare ma non a lasciare il suo incarico. “Sono responsabile, ma non l’unico colpevole” ha detto.

La federcalcio cilena, vista la situazione, ha interrotto il campionato che non è ancora ripreso e ha cancellato l’amichevole della nazionale prevista per il 15 dicembre contro la Bolivia. “Se non ci sono le condizioni per giocare il campionato, non possiamo pensare di organizzare un evento internazionale” ha ammesso il sindaco di Santiago. Dunque, la finale si giocherà al Monumental di Lima.

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