Stramaccioni in finale di Coppa dell'Emiro con l'Al Gharafa (ANSA)
Stramaccioni non si arrende: l’ex allenatore di Inter e Roma, dopo alti e bassi, si prende la propria rivincita. Cosa ha fatto il tecnico.
“Bene bene”, era solito ripetere con l’aria trasognata e un pizzico di incredulità. Andrea Stramaccioni, allenatore ancora noto in Italia più per le sue sfuriate post gara che per altro, ma il mister non ha mai tradito la propria filosofia di gioco.
Gli anni a Milano e a Roma lo hanno temprato – con più bassi che alti – ma poi ha preso il volo per un futuro cosmopolita che adesso sta diventando routine: guai a parlare di abitudine. L’allenatore si è costruito con fatica una nuova reputazione dopo aver fatto avanti e indietro senza apparente metà in cerca di una dimensione.
L’ha trovata negli Emirati Arabi, quel suo sorriso accennato ha fatto breccia: le sorti dell’Al Gharafa sono cambiate. Anche grazie al suo gioco: quella filosofia “all’italiana” che piace tanto all’estero e fa arrabbiare in patria. Nessuno è profeta in casa propria, d’altronde, ma Strama non si è mai arreso e ora raccoglie i frutti.
La squadra da lui guidata arriva in finale di Coppa dell’Emiro: una sensazione nuova e a tratti storica per la compagine. Così come il punteggio maturato per arrivare all’ultimo gradino (il più complesso) della competizione: 4-1. Un poker che sa d’impresa dato che erano dieci anni che l’Al Gharafa non raggiungeva un traguardo simile.
Una bella rendita per Stramaccioni che ha sempre avuto l’appellativo di “giramondo”, senza riuscire, però, a concretizzare una serie di esperienze all’estero: dopo tanta semina è arrivato il momento del raccolto. Riscatto che lo riabilita anche agli occhi dei colleghi europei perchè, appunto, lo stile italiano piace. Magari potrebbe essere l’occasione giusta per tornare in Italia. Non prima di aver raggiunto l’obiettivo in Qatar: la Coppa adesso è sul serio a portata di mano, una vittoria potrebbe davvero riscrivere la storia della realtà qatariota.
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