Matthijs de Ligt ha criticato la filosofia del “corto muso” di Massimiliano Allegri: la frase a sorpresa sul proprio allenatore fa discutere
Il “corto muso” è una filosofia sportiva che Massimiliano Allegri ha ormai reso gergo calcistico da una storica conferenza stampa, in cui spiegava che le vittorie di misura valevano esattamente come tutti gli altri successi. Che tu abbia la meglio sul tuo avversario per 1-0 o 5-2, la resa è la stessa.
L’ormai celebre paragone con la vittoria di un cavallo, per il suo “corto muso” al traguardo, è diventato un mantra per il tecnico toscano. I bianconeri hanno abituato a numerose vittorie per 1-0, o con un solo gol di scarto. La difesa solida e una rete a volta fortunosa, possono bastare per ottenere i tre punti o passare un turno ad eliminazione.
A volte, questa strategia, ti può diventare nemica. Vedi in campo internazionale, quando non basta portare questa filosofia di gioco in campo, oppure come nel caso della sfida di ieri contro l’Inter. Con i nerazzurri la Juve era chiamata all’ultimo grande tentativo per sognare lo Scudetto, ma il k.o. proprio per 1-0 dopo un rigore fatto ribattere, ha saputo di karma.
La filosofia del corto muso non è da tutti molto apprezzata, anzi, è spesso soggetto di critiche per il calcio proposto. Tra coloro i quali il credo calcistico verte ancora oggi verso lidi differenti, c’è anche Matthijs De Ligt. Il difensore olandese è infatti abituato alla scuola Ajax, bel lontana da quella del “tutti in difesa e ripartiamo”.
In una recente intervista per Paramount Plus, infatti, il difensore classe ’99 ha dichiarato: “Qui in Italia ogni partita è difficile. All’Ajax quando vincevamo una partita 1-0 contro una squadra quindicesima in classifica, i tifosi erano scontenti. In Italia invece, sono rimasto sorpreso che vincere 1-0 con l’ultima creava gioia nei tifosi”.
De Ligt ha concluso: “Pensavo, sì abbiamo vinto, ma ma dovevamo segnare più gol. Invece i tifosi erano soddisfatti perché il livello era più alto, anche nelle squadre in fondo alla classifica”. Un’analisi che testimonia un cambio di mentalità da parte dello stesso difensore, ormai abituato al gioco di Max Allegri e della Juventus.
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