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Calcio

Dal Mondiale ’82 all’Isola di Pasqua: la storia che ha commosso tutti

In questa giornata speciale, ripercorriamo la storia del calcio sull’Isola di Pasqua: dalla squadra più famosa del territorio al legame con un ex calciatore presente in Spagna quarant’anni fa.

Il giorno di Pasqua del 1772, l’esploratore Jacob Roggeveen scoprì un lembo di terra a circa 4000 km ad ovest del Cile. Quel territorio, colmo di vegetazione e dominato dalla natura, è oggi conosciuto come l’Isola di Pasqua. Celeberrima per le moai, sculture in legno in media alte 40 cm, l’isola è oggi abitata da circa settemila persone. E anche parte di loro conosce e pratica il calcio.

 

Dal Mondiale ’82 all’Isola di Pasqua: la storia che ha commosso tutti (Ansa)

L’isola, in lingua nativa, è chiamata Rapa Nui. E allo stesso modo si chiama la squadra più famosa da quelle parti, il CF Rapa Nui. Essa era, inizialmente, una sorta di selezione dei migliori giocatori del posto, almeno fino a prima della formazione del campionato amatoriale di cinque squadre. Negli anni Novanta – come fosse una nazionale – il Rapa Nui ha fatto il suo esordio, cambiando la sua storia: due amichevoli (di cui la seconda nel 2000) vinte contro l’altrettanto modesta selezione delle Isole Fernandez.

Indossano la maglietta rossa, i giocatori, e il loro logo è basato su una canoa polinesiana che simboleggia la fertilità del popolo locale. Negli ultimi anni, inoltre, la storia del CF Rapa Nui si è intrecciata con un giocatore conosciuto in Sud America, che conta anche due presenze nel Mondiale del 1982.

Da attaccante ad allenatore sull’Isola di Pasqua

Da attaccante ad allenatore sull’Isola di Pasqua (Ansa)

L’isola non è affiliata né alla FIFA né alla CONMEBOL. Ma il Rapa Nui è stato riconosciuto, nel 2009, dalla Federazione cilena, che gli ha concesso la partecipazione alla trentaduesima edizione della Coppa Nazionale cilena. Il destino ha voluto che, in casa, gli isolani dovessero ospitare il Colo-Colo, una delle squadre sudamericane più titolate di sempre.

Proprio in quel periodo, nell’Isola di Pasqua arrivò Miguel Angel Gamboa in qualità di allenatore. Il cileno è stato un attaccante di buon livello, ed oltre alle due presenze nel Mundial ha giocato proprio nel Colo-Colo tra il 1974 ed il 1974 e nel Club América dal 1978 al 1981. Le testimonianze di Gamboa (ancora oggi il loro allenatore) restano preziosissime.

Dei suoi giocatori, nessuno era professionista, ma tutti erano costruttori di barche, pescatori e danzatori. “Non sanno cosa voglia dire”, disse dei suoi “affrontare una squadra vera”. Il suo lavoro infatti si basò infatti quasi esclusivamente sulla trasmissione di dettami tattici. Dal punto di vista fisico, invece, i giocatori erano – sorprendentemente – ben preparati.

La sfida si giocò all’Estadio de Hanga Roa, nato nel 1950 e con una capienza di circa tremila spettatori. Effettivamente, dagli highlights (ancora visibili sul web) si nota la superiorità del Colo-Colo, che vinse per 0-4 un match estremamente ventoso e su un campo in condizioni quasi disastrate. I padroni di casa si distinsero per la resistenza nella prima frazione, ma ancor di più per l’Haka, la danza pre-partita divenuta famosa grazie agli All Blacks di rubgy.

Fra di loro c’era anche Jovino Tuki, il giovane considerato di maggior talento, tanto da avere addosso gli occhi di diversi club cileni. Per via della distanza, però, Tuki e le squadre non saranno mai convinti del matrimonio. Furono però soprattutto sue qualità ad attirare Canal 13, che trasmise la partita contro il Colo-Colo.

Tre anni dopo, la stessa emittente, mandò anche in onda la prima edizione del neonato Campeonato Nacional de futbol de Pueblos Originarios, organizzata per i popoli che vivevano in Cile prima dell’arrivo degli europei. La competizione, ovviamente, fu vinta con punteggi roboanti dai ragazzi di Gamboa. Il Rapa Nui è infatti una realtà andata ben oltre i confini dell’Isola di Pasqua, distinguendosi grazie all’enorme passione per il calcio.

Samuele Diodato

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