ESCLUSIVA CT, Sesto San Giovanni e l’area dove potrebbe sorgere il nuovo San Siro

Tra i dirigenti di Inter e Milan, dopo gli ultimi problemi nati con il comune di Milano, prende sempre più corpo l’ipotesi di abbandonare la zona di San Siro e spostarsi appena fuori dalla città per realizzare il nuovo stadio. CalcioToday ha incontrato Roberto Di Stefano, il sindaco di Sesto San Giovanni, e visitato l’area dove i due club milanesi potrebbero decidere di costruire il loro impianto di proprietà.

Sesto San Giovanni e la cattedrale di Populous
Sesto San Giovanni e la cattedrale di Populous

Sesto San Giovanni è ormai sulla bocca di tutti i tifosi di Inter e Milan, che guardano con interesse alla zona dell’ex acciaierie Falck per la costruzione del nuovo San Siro. Dopo aver scelto il progetto, la ‘Cattedrale di Populous’, e aver annotato gli ennesimi problemi con il comune di Milano, il ceo nerazzurro Alessandro Antonello e il presidente rossonero Paolo Scaroni potrebbero dunque optare per trasferire il progetto fuori dal capoluogo lombardo. “Ci sono già stati dei contatti informali tra noi e i due club – spiega in ESCLUSIVA a CalcioToday.it Roberto Di Stefano, il sindaco di Sesto San Giovanni – Noi e la proprietà abbiamo già dato il nostro ok, ora sono le due società che devono decidere se intraprendere il percorso della città metropolitana e quindi abbandonare San Siro oppure rimanere a Milano“.

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L’area di Sesto San Giovanni dove potrebbe sorgere il nuovo San Siro

Con la probabile cessione del Milan a Investcorp, l’impressione è che la scelta della zona dove costruire il nuovo stadio potrebbe arrivare a breve. “L’area è in fase di cantierizzazione ed è proprio oggi il momento di decidere se portare o meno lo stadio. Domani quando sarà tutta progettata sarà troppo tardi – aggiunge Di Stefano – Parliamo di un’area di 1.250 mila metri quadrati, dove ci potrebbero stare nove stadi della dimensione di San Siro. A Milano la struttura è pubblica, a Sesto invece la proprietà è privata. Da noi ci sono già le volumetrie per realizzare anche tutte le parti dedicate al terziario. Va superata la logica che tutto finisce ai confini del comune di Milano, ormai stiamo già ragionando in una logica più internazionale di città metropolitana, dove i servizi possono venire dislocati anche nella prima cintura del comune capoluogo“.

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