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Serie A

Inter-Juve, Chivu ritrova Spalletti: “Niente presunzione, conta l’orgoglio”. E l’Olimpiade entra nello spogliatoio

Chivu verso Inter-Juve: il ricordo dell’andata, gli elogi a Spalletti e il messaggio su Brignone, arbitri e Thuram alla vigilia del big match.

Ci sono partite che non hanno bisogno di presentazioni, e poi c’è Inter-Juventus, che non si stanca mai di essere centrale. Per Cristian Chivu, però, questa non è solo una sfida di cartello. È un ritorno, un incrocio che riporta a Luciano Spalletti – padre calcistico in terra capitolina (fu suo allenatore alla Roma per 78 partite) – e insieme riapre il capitolo dell’andata, quella serata allo Stadium che ha lasciato segni evidenti. Non tanto in classifica, quanto nello spirito.

Inter-Juve, Chivu ritrova Spalletti: “Niente presunzione, conta l’orgoglio”. E l’Olimpiade entra nello spogliatoio – calciotoday.it

Chivu oggi siede da capolista sulla panchina nerazzurra, ma la traiettoria della stagione, a sentirlo parlare, è cambiata proprio dopo la sconfitta contro la Juve (allora allenata da Tudor) dell’andata. “All’Inter non hai tempo di pensare a niente – ha spiegato ad Appiano – in quel momento dovevamo iniziare una striscia positiva perché venivamo da due sconfitte di fila in campionato: è merito di questi ragazzi che hanno capito al volo cosa chiedevamo come staff e hanno tirato fuori un po’ di orgoglio”. Parole misurate, ma chiarissime. Lì è scattato qualcosa. E da lì è partita la rimonta dell’Inter.

Chivu, la rivalità e la testa: “Domare la mente”

Chivu non ama gonfiare l’atmosfera. Anzi, la ridimensiona con naturalezza: “Non ho mai sentito il peso della rivalità, ho sempre considerato le partite contro Juve o Milan come quella con l’Ascoli, con tutto il rispetto. Devi dare il meglio a prescindere”. È un modo per riportare tutto alla normalità, per togliere l’eccesso emotivo. Ma non è ingenuità. È controllo.

Perché poi aggiunge un dettaglio che pesa: “È una partita globale e non solo nazionale. Importante sarà l’approccio, soprattutto contro una squadra dominante, ibrida, che ha gambe e verticalità e ha più modi per fare male già dal calcio di inizio”. Qui non c’è retorica, c’è analisi. E soprattutto c’è un concetto che ritorna: “Non devono subentrare atteggiamenti di presunzione. Devi domare la tua mente e gestire l’emozione”.

Il campionato, ricorda, è ancora lungo. Un risultato può incidere sul piano morale, psicologico, ma non riscrive tutto. È una lettura da tecnico che guarda oltre i novanta minuti. Sulla formazione, invece, il classico pallone spedito in tribuna: Barella e Calhanoglu si allenano da martedì, non hanno avuto problemi e sono a disposizione. Nulla di più.

Allievo e maestro, tra Spalletti e lo spirito olimpico

Il passaggio su Spalletti è il più sincero. “Sono migliorati con l’arrivo di Luciano, che ha dato identità in poco tempo. Si vedono le idee del tecnico, si vedono giocatori cresciuti che mettono in difficoltà chiunque. Era già bravo nella mia epoca da calciatore e lo è tuttora, anzi è perfino migliorato”. Non è diplomazia. È riconoscenza. Chivu racconta di discussioni di calcio, di confronti continui negli anni. “Tutti dovremmo prenderlo come esempio”.

La vigilia, curiosamente, è stata asimmetrica: niente conferenza per il tecnico bianconero. Chivu sorride: “Anche io avrei voluto far parlare Lautaro al posto mio… per un allenatore venire a parlare ogni tre giorni è difficile”. Non c’è polemica, solo comprensione del mestiere.

E poi c’è un altro filo che attraversa la conferenza: quello olimpico. Chivu segue con attenzione i Giochi di Milano-Cortina e cita Federica Brignone come modello assoluto. “Storie così commuovono. A volte si giudica lo sport solo dai risultati, ma è giusto fino a un certo punto. Non ci credeva nessuno se non lei”. È un messaggio che va oltre il calcio. E dentro quel messaggio c’è anche l’idea di leadership che Chivu prova a costruire nel suo spogliatoio.

Quando si parla di arbitri e di polemiche – comprese quelle sui sorrisi tra i fratelli Thuram all’andata – la risposta è lineare: niente alibi. “Sogno un allenatore che ammetta un episodio a favore e chieda scusa. Il problema del calcio italiano non sono gli arbitri. Sono stato scelto per trovare soluzioni, non per lamentarmi”.

R.D.V.

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