Calcio: La FIFA chiede all'IFAB un'interpretazione coerente sull'errore di identificazione - Il Var ristabilisce la giustizia, afferma il portavoce della federazione
Un cartellino sventolato alla persona sbagliata. Un boato che diventa gelo. Poi lo schermo si accende, la panchina trattiene il respiro e il verdetto cambia. Nel calcio moderno, a volte la giustizia arriva con un rewind.
È successo di nuovo. Azione rapida, contrasto duro, l’arbitro estrae il cartellino e lo punta verso il giocatore più vicino. Il pubblico applaude, poi mormora. Dal campo arrivano mani che indicano altrove. La panchina protesta. Bastano pochi secondi perché la sala VAR richiami l’attenzione. E qui, d’improvviso, la luce: immagine chiara, identità corretta, sanzione riassegnata. “L’intervento del Var ha ristabilito la giustizia”, ha detto un portavoce federale a fine gara. Un commento semplice, ma giusto. Perché nell’errore di persona c’è qualcosa che punge: non è solo fallo o non fallo; è colpire il giocatore sbagliato.
In fondo, la memoria corre a episodi celebri. Nel 2014, in Premier League, un errore di identificazione costò a un innocente un’espulsione che non meritava. Allora il VAR non c’era. Oggi c’è, e la sua utilità su questo punto è quasi istintiva. Non serve amare la tecnologia per riconoscerlo: nessuno vuole vedere un compagno pagare al posto tuo.
È quando l’arbitro ammonisce o espelle il giocatore sbagliato. Può accadere in un’area affollata, su un rimpallo, o quando due difensori entrano insieme. Il protocollo della IFAB lo prevede tra i casi rivedibili: il VAR può correggere chi riceve la sanzione, sia ammonizione sia cartellino rosso. La regola è chiara, e non da oggi: l’organo che scrive le Laws of the Game ha autorizzato il progetto video già nel 2016 e lo ha visto all’opera dal Mondiale 2018. In questi anni, la categoria “mistaken identity” è rimasta uno dei quattro pilastri dell’intervento tecnico, insieme a gol, rigori e rossi diretti.
Fin qui, tutto scorre. Ma il calcio raramente si accontenta dei casi semplici. Che succede quando l’azione è sporca, il fallo nasce da un contatto a catena, oppure il difensore tocca palla e gamba, e un compagno completa l’intervento? Qui si apre la zona grigia: scambiare la persona o scambiare il gesto? Non sempre le competizioni rispondono allo stesso modo, e il confine tra identità e dinamica dell’infrazione non è banale.
Ecco il punto centrale: la FIFA ha chiesto alla IFAB un’interpretazione coerente proprio su questo tema. L’obiettivo è evitare letture a macchia di leopardo tra tornei e Paesi. Vale per tutti lo stesso criterio, anche nei casi-limite? Il VAR può correggere l’identità pure se l’errore di identificazione nasce da una lettura tattica sbagliata? Oppure può intervenire solo quando il direttore di gara indica materialmente il calciatore sbagliato? Sono sfumature decisive. Cambiano le partite, ma soprattutto cambiano la fiducia e la percezione di equità.
Un esempio concreto. Punizione laterale, mischia, due trattenute quasi sovrapposte. Il direttore estrae il giallo al difensore A, mentre le immagini mostrano che la trattenuta punibile è del difensore B. In alcuni campionati la correzione arriva secca: identità errata, sanzione a B. In altri, se l’arbitro ha visto “il pacchetto dell’azione” e non un singolo gesto, la stanza video resta prudente. Da qui la richiesta di una bussola comune.
Nel frattempo, il messaggio del portavoce federale resta potente nella sua semplicità. “Il Var ha ristabilito la giustizia.” Quando funziona, lo fa così: toglie l’ombra del dubbio più odiosa, quella che colpisce chi non c’entra. Non è un’assoluzione generale della tecnologia, che resta lenta a volte e invadente altre. È un promemoria: tutelare la persona giusta conta più di tutto.
Il calcio vive di emozione e riconoscimento. Vedere il compagno indicato per errore e poi “liberato” dal replay crea una piccola, intensa catarsi. La giustizia sportiva non è mai perfetta, ma può essere più equa. La domanda, ora, è semplice: riusciremo a dare a ogni stadio del mondo la stessa risposta davanti allo stesso episodio? Se sì, quel boato che diventa gelo potrà tornare a essere respiro. E il gioco, per una volta, sembrerà più umano del suo errore.
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