Sarri, bordata di Green, l'ex Chelsea: "Nella testa aveva la formula per il successo, non funzionava sempre"
Dopo la sconfitta subita nella finale di Supercoppa contro la Lazio, a finire sotto accusa è stato soprattutto il tecnico della Juventus, Maurizio Sarri. Sui social i tifosi bianconeri si sono scatenati, criticando a più riprese la filosofia di gioco dell’allenatore toscano, nonché la sua apparente incapacità di saper cambiare in corsa, adattandosi alle caratteristiche dell’avversario.
Critiche, queste, che hanno trovato conferma anche in Robert Green, ex terzo portiere del Chelsea. Intervistato da ‘The Atlantic’, l’ex giocatore dei Blues ha rivelato di aver avuto un duro faccia a faccia con l’allenatore toscano dopo il pesante 6-0 subito dal Chelsea contro il Manchester City: “Gli ho detto, ‘Non hai un piano B. I giocatori hanno paura di dirti qualcosa come ho fatto io. A me non interessa, cosa puoi fare: scaricarmi?’. Ho parlato con lui per quindici minuti. In seguito, tanti giocatori mi hanno detto di aver apprezzato quello che ho detto: ‘Hai detto quello che volevo ma non potevo dire io’. Ovviamente, se lo avessero fatto, avrebbe potuto condizionare il loro posto in squadra o il loro futuro nel club”
Green ha proseguito dicendo: “È un ex banchiere e gestisce il club come una banca. Nella sua testa, c’era una formula per il successo. Era come ‘Sono un matematico, ci ho lavorato e ora so’. È un bene avere un allenatore con chiarezza e totale fiducia in quello che fa. C’erano volte in cui funzionava, il problema è che ci sono altre undici persone nell’altra squadra che provano a fare qualcosa per fermarti. La difficoltà è quando capiscono come fare. Faceva sempre fatica a cambiare perché aveva un solo modo. E se non funzionava, ci diceva solo che dovevamo fare a modo suo ma meglio.
Sarri è stato un allenatore che in allenamento ha sempre preteso tanto dai suoi ragazzi. A confermarlo lo stesso Green che, sull’argomento, ha detto: “Gli allenamenti erano molto rigidi. Ricordo che Olivier Giroud e io sedevamo e pensavamo a quante volte avessimo fatto esattamente la stessa sezione. Siamo arrivati alla conclusione che in tutta la stagione, solo 18 giorni abbiamo fatto qualcosa di diverso. Posso capire perché le persone in squadra che amano e vogliono solo giocare a calcio pensavano: ‘Qual è il punto?'”.
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