Scozia, colpi di testa vietati agli Under 12: il motivo della regola

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:18
Scozia, i più piccoli non possono colpire di testa
Scozia, i più piccoli non possono colpire di testa

Il calcio cambia e si evolve, a partire dalle sue regole che non sempre hanno a che fare con questioni tecnico-tattiche: ciò che conta è la salute, dentro e fuori dal campo. A tal proposito la Scozia si sta adeguando per non incorrere in episodi spiacevoli durante le partite. Specialmente quando sono coinvolti i più piccoli. Un recente studio avrebbe evidenziato come i calciatori presentino un rischio maggiore di riscontrare malattie neuro-degenerative rispetto al pubblico in generale.

La scoperta è stata fatta da uno studio dell’Associazione Headway: “Un recente studio condotto dall’Università di Glasgow ha segnalato che i calciatori professionisti presentano un rischio più elevato di malattie neuro-degenerative rispetto al pubblico in generale. È un argomento da tenere presente, ma allo stesso tempo è comprensibile che allenatori e genitori stiano cercando chiarimenti su questo problema”, ha dichiarato il presidente Peter McCabe.

Niente colpi di testa ai minori di 12 anni: come cambia il calcio scozzese

Colpire di testa ripetutamente un pallone moderno può presentare, alla lunga, problemi di salute. In particolare nei più piccoli, che potrebbero riscontrare patologie particolari in fase di sviluppo. Perciò gli scozzesi hanno dato vita ad un provvedimento mirato: i ragazzi sotto i 12 anni, iscritti ai campionati professionistici o che vogliono intraprendere la carriera da calciatore, non possono colpire di testa. Il provvedimento fa discutere e McCabe precisa: “È quindi essenziale che vengano condotte ulteriori ricerche per comprendere appieno quali rischi, se ve ne sono, siano legati al colpire di testa un pallone moderno”, ammette lo stesso McCabe. “Ci sono domande sul limite di età, e gli studi suggeriscono che vada fissato a 12 anni. Ciò implicherebbe che un bambino di 13 anni è in grado di colpire con sicurezza la palla. Come facciamo a sapere che lo sia davvero?”, conclude il presidente dell’Associazione.

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