Marco Rossi, da commercialista mancato a CT rivelazione: le tappe della scalata

Marco Rossi a un passo dall’impresa in Germania-Ungheria. La sua Nazionale ha messo paura a tedeschi e francesi: l’escalation del tecnico.

Marco Rossi CT rivelazione (Getty Images)
Marco Rossi CT rivelazione (Getty Images)

Germania-Ungheria, ma anche un pezzetto d’Italia. Marco Rossi, il CT ungherese, si è fermato a un passo dall’impresa. La sua compagine ha pareggiato con la Francia e a cinque minuti dalla fine – se non fosse per un Goretzka in stato di grazia – rischia di beffare i tedeschi all’Allianz Arena.

In quest’Ungheria c’è tanto cuore, ma ancor più spirito di sacrificio. Lo stesso incarnato dal Commissario Tecnico partito da Druento per cercare di fare della propria passione un lavoro. Ci è riuscito, ma lontano da casa: non senza rimpianti come ha sottolineato dopo un’altra partita degna di nota, quella contro la Francia di Deschamps.

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Marco Rossi, il CT che ha spaventato la Germania: la sua storia

Il segreto dell'Ungheria (Getty Images)
Il segreto dell’Ungheria (Getty Images)

“Se fossi rimasto in Italia – sottolinea Rossi – oggi sarei a lavorare nello studio da commercialista di mio fratello. Da noi la meritocrazia non esiste. Nell’anno che rimasi fermo ricevetti tre proposte, ma mi dissero che per allenare in C avrei dovuto pagare: fui schifato. Preferii stare lontano dal calcio pensando ad un altro lavoro. Poi arrivò la proposta ungherese: io un palcoscenico così l’ho visto solo in tv, mi pare di essere un bambino al Luna Park. Voglio divertirmi, so anche che non posso pensare di andare a vincere a Monaco, per dire. Intanto intendo giocarmela con tutti”.

Così è stato. Quest’Ungheria ha emozionato, ha divertito e ha ripagato – con gli interessi – un talento per certi versi sottostimato: quello di Marco Rossi che, nel ringraziare i tifosi ungheresi presenti all’Allianz Arena, si lascia andare a qualche lacrima. La commozione è quella di chi sa che ogni goccia è arrivata col sudore e la volontà. In attesa del prossimo capitolo, sicuramente ancora meglio del precedente. Perché il calcio, come la vita, sa essere imprevedibile.

 

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