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Calcio

Mbappè, Messi, Pastore: quando gli investimenti non portano la Champions

Mbappé, Pastore e altri ancora: tanti investimenti fatti per costruire un PSG vincente ma che oltre la Francia non ha vinto niente.

Uscire prematuramente dalla Champions League dopo aver acquistato Donnarumma, Sergio Ramos, Hakimi e Messi, è umiliante. Un dolore tremendo, inflitto proprio al club che più di tutti agogna da anni di vincere la coppa dalle grandi orecchie. Un sogno che, anche per quest’anno, non diverrà realtà.

Ciò che fa più rabbia è che, in dieci anni di investimenti, per una cifra pari a 1 miliardo e 407 milioni di euro, non si sia riusciti a vincere almeno una volta la Champions League. Spendere mediamente ogni anno 140 milioni di euro non è da tutti eppure, il PSG lo ha fatto. Alcuni anni ha speso di meno e in altri di più ma l’obiettivo era sempre lo stesso: creare una squadra capace di vincere in Europa.

Mbappè e i tanti investimenti inconcludenti

Si è iniziato con i 42 milioni per Pastore, passando per i 31 di Lavezzi e i 64.5 milioni di Cavani. Neanche i 43 milioni per Thiago Silva servirono al PSG per fare bene in Champions League tra il 2012 ed il 2016. E così, la proprietà del club francese decise di investire ulteriormente sul mercato.

E così, prima arrivò Neymar per 222 milioni di euro e l’anno dopo Mbappè per 145 milioni di euro. Un duo stellare che, insieme a Cavani e Di Maria, davano grandi speranze di vittoria al PSG. Neanche l’arrivo di un bomber di razza come Icardi nel 2019 servì per vincere la Champions League.

Alla fine, dietro l’ennesima cocente delusione europea, il PSG forse avrà capito che, a prescindere da quanto si possa investire sul mercato, servono due cose: in primo luogo, costruire una squadra con logica e secondo i diktat dell’allenatore; in secondo luogo, serve creare un gruppo unito e che inizi a ragionare insieme e verso un unico obiettivo. Solo in questo modo, si possono evitare le brutte figure come quelle del ‘Bernabeu’.

Marco Di Nardo

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