Regina Elisabetta, il calcio nel suo Regno (ANSA)
Regina Elisabetta, la sovrana si è spenta all’età di 96 anni. Una figura iconica appassionata anche di calcio: l’ultima promessa.
La Regina Elisabetta II si è spenta questo pomeriggio a Balmoral all’età di 96. Una vita regale e piena di oneri e onori: il peso della sua esperienza e di un blasone che non ha mai vissuto – almeno pubblicamente – come un fardello scandiscono il regno che ha portato avanti fin quando ha potuto. Attiva sino all’ultimo, appena 2 giorni fa ha incontrato la nuova Premier britannica Liz Truss. Poi 48 ore fatali: l’aggravarsi di una condizione presumibilmente già critica.
Il silenzio prima, successivamente riserbo e solo quando non è stato più possibile celare nulla l’annuncio ufficiale. Bandiere a mezz’asta a Buckingham Palace e anche il calcio si piega al dolore del mondo intero: non mancheranno gli omaggi e i tributi in Premier League, ma ci saranno anche dei cambiamenti formali – ancora da stabilire con certezza – per tributare a dovere la sovrana che ha fatto in tempo a vivere il proprio Giubileo di regno.
A distanza di mesi, scattano un altro tipo di celebrazioni ugualmente roboanti: il protocollo “The London Bridge is down” è entrato nel vivo. Il mondo del pallone si adegua e s’inchina a colei che ha visto trionfare l’Inghilterra agli Europei per l’ultima volta: ha premiato Moore. A Wembley, quando trionfò l’Italia contro gli inglesi, c’era William in sua vece. Infatti è andata diversamente.
Forse un segno del destino: solo lei doveva scandire le vittorie britanniche. Numerosi i calciatori che ha fatto “Baronetti”. Beckham il più noto, ma anche Rooney e l’olandese Van Nistelrooy. Tappe di un percorso denso di momenti chiave: l’ultimo a luglio 2022 quando l’Inghilterra femminile vinse gli Europei.
L’epilogo fu diverso da quello dei colleghi maschi e la sovrana, non potendo essere presente, mandò un messaggio denso di significato che fa capire quanto la Regina fosse attenta anche a determinate tematiche: “Il vostro successo va al di là del trofeo che avete conquistato con merito. Voi d’ora in poi sarete prese a modello, e un esempio per le donne di oggi e le future generazioni“.
Parole che sembrano un monito e sottolineano quanto la donna abbia fatto scuola, abbattendo differenze e tabù con garbo, fermezza e determinazione. Ora, idealmente, la palla – per restare in termini calcistici – passa a Carlo. Pronto a un’altra partita chiave per l’equilibrio di un Paese e della Monarchia sempre più in bilico tra dolore e incertezza.
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