Un debutto che non fa sconti: il Brasile di Ancelotti inciampa sul miglior Marocco, tra pressing alto, talento puro e un lampo di Vinicius a rimettere in linea una notte piena di contrasti.
Il calcio a volte è semplice. Il Marocco sale, guadagna campo, vince i duelli. Il Brasile osserva, poi prova a scappare in velocità. Nei primi trenta minuti, però, la bilancia pende dalla parte dei Leoni dell’Atlante. Squadra corta, raddoppi continui sulle corsie, coraggio nel palleggio. La rete di Ismael Saibari al 21’ è figlia di una trama pensata bene: inserimento in area, appoggio rapido, controllo pulito e destro angolato. Gol “da manuale”, senza fronzoli. Dettaglio utile: Saibari, esploso nel PSV, non è un nome di copertina. Ma sa leggere il gioco, attacca il mezzo spazio, sente l’odore del momento. Tutto questo, in un colpo solo.
Una nota di servizio per chi ama le etichette: si è parlato di “campioni d’Africa” riferito al Marocco. Precisione vuole che l’ultima Coppa d’Africa sia andata alla Costa d’Avorio; il Marocco resta però la nazionale che ha riscritto la geografia del Mondiale 2022, prima africana in semifinale. Conta: identità, consapevolezza, fiducia. E stasera si vede.
Il Brasile fatica tra le linee. La costruzione bassa è soffocata, le distanze si allungano. Poi, d’un tratto, il colpo che cambia l’inerzia: al 32’ Vinícius Júnior prende palla sulla sinistra, salta l’uomo, stringe verso il centro e infila di destro. Una fiammata vera, non un’illusione ottica. È il talento che ridisegna il copione. Si va all’intervallo sull’1-1, con l’impressione di una partita ancora tutta da decifrare.
La ripresa porta un altro Brasile. Linee più compatte, rifornimenti rapidi su Rodrygo e sovrapposizioni più convinte. Qui si vede la mano di Carlo Ancelotti: niente dogmi, solo principi chiari. Blocchi corti, tempi del pressing, gestione delle transizioni. Non è perfetto, ma è coerente. E quando la gara si spezza, serve lucidità. Il Marocco la trova in Amrabat e in Hakimi, che alternano coperture e strappi, mentre i cambi ridanno ossigeno ai padroni di casa.
Il punto centrale arriva tardi, quasi di soppiatto. Finale caldo, spazio che si apre, gambe pesanti. Entra in scena El Aynaoui: controllo pulito al limite, rapido cambio di piede, conclusione a fil di palo. “A un passo dal colpaccio”, dicono dal campo. Manca una conferma univoca sull’esatta dinamica (deviazione o tiro diretto? Le prime ricostruzioni non coincidono), ma la sostanza resta: palla- partita sul destro del più inatteso. E un brivido lungo la schiena verdeoro.
Nel mezzo, un’altra istantanea: anticipo sontuoso di Saïss su un filtrante per Raphinha. Dettagli che raccontano più di tanti aggettivi. Il resto è mestiere: falli tattici, punizioni scodellate, cambi per fermare l’onda. Fino al fischio che congela l’1-1.
Pareggio giusto? Probabilmente sì. Il Brasile ha trovato la luce di Vinícius, il Marocco ha tenuto il volante per lunghi tratti. Per Ancelotti è un avvio sotto pressione, ma non confuso: idee leggibili, margini evidenti. A volte un pari è un promemoria, non un rimprovero. La prossima volta, più che cambiare spartito, servirà alzare il volume. E chissà: quando la notte ricomincerà a scorrere, chi avrà il coraggio di suonare la nota che spacca il silenzio?
La Lazio affronta l'estate con un mercato a saldo zero, bilanciando entrate e uscite per…
Rivivendo la leggenda di Gianni Rivera, il "Golden Boy" del calcio italiano: un visionario che…
Nel suo podcast, Jamie Vardy confronta l'intensità della Premier League con la tattica più misurata…
L'Under 19 della Lega Nazionale Dilettanti conquista il Trofeo Dossena, dimostrando che i giovani talenti…
Alessandro Nesta è il nuovo allenatore dell'Avellino, portando con sé un bagaglio di esperienza e…
Alessandro Nesta critica il Milan per la mancanza di un direttore sportivo forte e un…