A vent’anni esatti dalla morte di Gaetano Scirea, il capitano più grande che la Juve abbia mai avuto, il ricordo più bello e più autentico è quello di Dino Zoff che di Scirea era il migliore amico, oltre che compagno di stanza sia alla Juve che in nazionale. Nell’intervista, pubblicata su Repubblica http://www.repubblica.it/2009/05/rubriche/la-storia/zoff-scirea/zoff-scirea.html, Zoff racconta a Maurizio Crosetti il giorno in cui l’Italia vinse il mondiale a Madrid, nel 1982:
Cosa accadde, dopo la vittoria di Madrid?
“Ero rimasto allo stadio più degli altri per le interviste e tornai in albergo non con le guardie del corpo, come succede oggi, ma sul furgoncino del magazziniere. Gaetano mi aspettava. Mangiammo un boccone, bevemmo un bicchiere, ci sembrava sciocco festeggiare in modo clamoroso: mica si poteva andare a ballare, sarebbe stato come sporcare il momento. Tornammo in camera e ci sdraiammo sul letto, sfiniti da troppa felicità. Però la degustammo fino all’ultima goccia, niente come lo sport sa dare gioie pazzesche che durano un attimo, e bisogna farlo durare nel cuore. Eravamo estasiati da quella gioia, inebetiti”.
Cosa ricorda della sera in cui morì?
“Rientrando da Verona, eravamo andati a cena dalle parti di Ponte sull’Oglio. I cellulari non esistevano. Arrivati a Torino, il casellante ci disse quella cosa, non volevo crederci. Il pullman raggiunse lo stadio, dove avevamo lasciato le auto. Era pieno di giornalisti. Diedi un calcio fortissimo alla fiancata”.
Dino Zoff, lei pensa spesso al suo amico?
“Gaetano torna sempre. Lo penso a ogni esagerazione di qualcuno, a ogni urlo senza senso. L’esasperazione dei toni mi fa sentire ancora più profondamente il vuoto della perdita. Gaetano mi manca nel caos delle parole inutili, dei valori assurdi, delle menate, in questo frastuono di cose vecchie col vestito nuovo, come canta Guccini. Mi manca tanto il suo silenzio”.
A vent’anni esatti dalla morte di Gaetano Scirea, il capitano più grande che la Juventus e il calcio italiano abbiano mai avuto, il ricordo più bello e più autentico è quello di Dino Zoff che di Scirea era il migliore amico, oltre che compagno di stanza sia alla Juve che in nazionale. In un’intervista, pubblicata su Repubblica, Zoff racconta a Maurizio Crosetti il giorno in cui l’Italia vinse il mondiale a Madrid, nel 1982:
Cosa accadde, dopo la vittoria di Madrid?
“Ero rimasto allo stadio più degli altri per le interviste e tornai in albergo non con le guardie del corpo, come succede oggi, ma sul furgoncino del magazziniere. Gaetano mi aspettava. Mangiammo un boccone, bevemmo un bicchiere, ci sembrava sciocco festeggiare in modo clamoroso: mica si poteva andare a ballare, sarebbe stato come sporcare il momento. Tornammo in camera e ci sdraiammo sul letto, sfiniti da troppa felicità. Però la degustammo fino all’ultima goccia, niente come lo sport sa dare gioie pazzesche che durano un attimo, e bisogna farlo durare nel cuore. Eravamo estasiati da quella gioia, inebetiti”.
Cosa ricorda della sera in cui morì?
“Rientrando da Verona, eravamo andati a cena dalle parti di Ponte sull’Oglio. I cellulari non esistevano. Arrivati a Torino, il casellante ci disse quella cosa, non volevo crederci. Il pullman raggiunse lo stadio, dove avevamo lasciato le auto. Era pieno di giornalisti. Diedi un calcio fortissimo alla fiancata”.
Dino Zoff, lei pensa spesso al suo amico?
“Gaetano torna sempre. Lo penso a ogni esagerazione di qualcuno, a ogni urlo senza senso. L’esasperazione dei toni mi fa sentire ancora più profondamente il vuoto della perdita. Gaetano mi manca nel caos delle parole inutili, dei valori assurdi, delle menate, in questo frastuono di cose vecchie col vestito nuovo, come canta Guccini. Mi manca tanto il suo silenzio”.

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on mercoledì, settembre 2nd, 2009 at 20:28 and is filed under News.
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