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Calcio

I 70 anni di Wenger, il Professore che ha rivoluzionato l’Arsenal

Ha portato la Rivoluzione francese all’Arsenal. Arsene Wenger, il Professore che oggi compie 70 anni, ha trasformato i Gunners nella sua ossessione. Ha costruito la squadra degli Invincibili, capace di conquistare la Premier League senza perdere nemmeno una partita in tutta la stagione. Ha esaltato Dennis Bergkamp e assistito dalla panchina ai 175 gol in Premier League di Thierry Henry. In 22 stagioni ha vinto tre volte la Premier League (1997–98, 2001–02, 2003–04), sette volte la FA Cup (1997–98, 2001–02, 2002–03, 2004–05, 2013–14, 2014–15, 2016–17) e in altrettante occasioni la Community Shield (1998, 1999, 2002, 2004, 2014, 2015, 2017). Soprattutto, ha cambiato un modo di pensare e di vedere il calcio.

Gli inizi di Wenger: Nancy e Monaco

Wenger ha giocato per gran parte della carriera nei campionati dilettantistici prima di arrivare allo Strasburgo. Guida la squadra riserve poi diventa il consigliere di Jean-Marc Guillou, allenatore del Cannes: gli fornisce indicazioni e schede sui prossimi avversari. A 34 anni ottiene la prima panchina in Ligue 1, al Nancy. Salva la squadra per due stagioni di fila. Alla terza, il Nancy retrocede ma il suo stile non è passato inosservato. Nell’estate del 1987 accetta l’offerta del Monaco che arriva da un quinto posto e vuole un campionato ambizioso. La rosa è buona, in porta c’è Battiston che si è ripreso dallo scontro con il portiere tedesco Schumacher al Mondiale 1982 e ha vinto tre scudetti con il Bordeaux.

Arriva Glenn Hoddle, centrocampista inglese che aggiunge estro e creatività. Avrebbe dovuto passare al PSG, ma l’aria di eccitazione giovanile che si è creata intorno al nuovo allenatore fa la differenza. L’acquisto di Hoddle facilita l’aggiunta in attacco di Mark Hateley che, dopo tre anni al Milan, vive un cambio radicale. “Avevo lavorato con Nils Liedholm e mi ritrovavo con un tecnico sconosciuto, senza esperienza” ha ricordato. Però Wenger è un perfezionista. Fissato con l’alimentazione, la disciplina, ha studiato il calcio europeo e ha costruito un meccanismo vincente.

Alla prima stagione, il Monaco vince il campionato, ottiene 16 successi su 19 partite in casa. Hateley è il terzo miglior goleador della lega. “Giocavamo un calcio creativo, dominante. Noi giocatori sapevamo esattamente cosa voleva dalla squadra e da ognuno di noi” ha detto Hoddle. Aggiunge solo una Coppa di Francia nei sei anni successivi, segnati dalla rivalità con il discusso Marsiglia di Bernard Tapie. Dopo un’esperienza inusuale in Giappone, attira l’attenzione di David Dein che prende una decisione allora impensabile: affidare a uno straniero la panchina dell’Arsenal.

Wenger e l’Arsenal degli Invincibili

Wenger è il primo manager non britannico nella storia dei Gunners, in cerca di stabilità e di un progetto di lungo periodo dopo l’addio di George Graham. Wenger arriva nell’ottobre del 1996 e cambierà la squadra per sempre. Il terzo posto della prima stagione è solo un assaggio. Wenger inizia a costruire un cambiamento di filosofia: nuovi sistemi di allenamento, nuova dieta per i calciatori. Come il suo Monaco, l’Arsenal schiera due centrocampisti di sostanza, Patrick Vieira e Emmanuel Petit, dietro un fantasista libero di creare, Dennis Bergkamp. “Mi ricordo che, quando giocavo nell’Ajax, c’era una sola squadra simile a noi, il Monaco di Wenger. Avevamo la stessa idea di calcio, eravamo sulla stessa lunghezza d’onda” ha sottolineato Bergkamp.

Nel 1997-98, l’Arsenal rimonta 11 punti al Manchester United e vince la Premier League con due giornate d’anticipo. In due settimane aggiunge anche l’FA Cup: è il primo “double” nella storia del club. In quella stagione, il 13 settembre 1997, Ian Wright segna la sua rete numero 179 con la maglia dei Gunners. Supera Cliff Bastin e diventa il miglior marcatore di sempre del club. Il record lo difenderà per otto anni, poi sarà eclissato dall’uomo simbolo della rivoluzione francese di Wenger: Thierry Henry.

Henry è il millennium bug del calcio inglese. Lo criticano subito, perché non segna nelle prime otto partite, ma poi di reti ne farà 26 alla prima stagione. L’Arsenal perde due finali, la Coppa Uefa del 2000 e la FA Cup del 2001, prima di un altro double. Il trionfale cammino nella Premier League 2001-02, vinta con sette punti di vantaggio sul Liverpool, è un cambio di passo.

L’Arsenal batte il Chelsea in finale di FA Cup, grazie a una prestazione stellare di Freddie Ljungberg, poi si assicura il titolo in Premier con la vittoria in casa del Manchester United con gol di Wiltord. Gli uomini simbolo della nuova filosofia, di un calcio “continentale” applicato in casa dei “maestri” inglesi, trasformano l’Arsenal in una squadra manifesto. Una squadra capace nel 2003-2004 di vincere la Premier senza perdere mai, come era riuscito a fare solo il Preston North End nel 1888-89, quando di partite all’anno se ne giocavano 22 e non 38. L’Arsenal nel nuovo millennio piazza 26 vittorie e 12 pareggi in stagione, Henry segna 30 gol e aggiorna il mito degli Invincibles, gli “invincibili”.

Wenger, gli anni del riflusso

Sembra l’inizio di un futuro radioso, è in realtà l’inizio della fine. In Premier League crescono potenze come Chelsea e Manchester City, con proprietà che spostano gli equilibri. Wenger mantiene la sua filosofia, tiene il club in Champions League per anni ma l’Arsenal rimane una squadra di seconda fila in Europa. I sei ulteriori trofei nazionali (3 FA Cup e 3 Community Shield) restituiscono l’idea di una squadra un po’ ripiegata su se stessa, di una rivoluzione a metà, di un progetto no realizzato fino in fondo. Eppure, nessun manager ha vinto più di Wenger nella storia dell’Arsenal, nemmeno Herbert Chapman, l’uomo che ha cambiato la storia del calcio inventando il sistema. o George Graham.

Ha trasformato il “boring, boring Arsenal”, l’Arsenal noioso dei primi anni Novanta, in una squadra veloce, offensiva, a volte magari un po’ troppo innamorata della propria bellezza e della sua diversità. Ha portato l’Arsenal in una nuova era, abbandonando Highbury per l’Emirates Stadium. Non ha vinto in Europa, ma il calcio inglese gli deve moltissimo.

LEGGI ANCHE -> I rimpianti di Wenger: “Avrei potuto portare Messi all’Arsenal”

Alessandro Mastroluca

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Alessandro Mastroluca

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