E’ stato fino allo scorso dicembre il procuratore di Torino. Nella sua lunga esperienza da magistrato sono note le inchieste condotte contro il terrorismo e la specializzazione nel contrasto del fenomeno della sovversione. Si è occupato di lotta alla criminalità organizzata, traffico internazionale di droga, di indagini su Mafia e ‘ndrangheta.
L’ex procuratore Armando Spataro prosegue dall’esterno la sua attività di magistrato, la scorsa estate aveva denunciato come il razzismo fosse un fenomeno sociale in aumento. La redazione di CalcioToday.it lo ha intervistato in ESCLUSIVA sul caso Balotelli durante Verona-Brescia di domenica pomeriggio.
Spataro i fatti di Verona confermano la sua denuncia sull’espansione del razzismo in Italia. E’ così?
“In un certo senso si. Quando ero procuratore della Repubblica a Torino ho emesso una direttiva per dare priorità alle indagini dei magistrati per reati come il razzismo, l’odio religioso, la xenofobia. Mi riferivo ad un clima e fatti certi accaduti in quella città, un fenomeno che emergeva evidente, che purtroppo avanza ovunque in modo vergognoso, e che tutti devono contrastare, prendendone le distanze”.
Sorpreso che sulla questione razzismo, le reazioni degli organi sportivi siano prudenti?
La squalifica di un campo è un fatto grave, ne pagano le conseguenze tutti i tifosi e la società. E’ necessario però che ci sia una reazione dura anche rispetto a gesti isolati, poiché non è certo necessario contare i protagonisti delle offese e dei cori razzisti. Pur se costoro sono pochi bisogna intervenire con decisione poiché anche in uno stadio, durante una partita di calcio, un fatto come quello accaduto a Balotelli produce una risonanza che può eccitare animi di sconsiderati e portare a gesti equivoci. Sotto atti, cioè, che possono determinare una diffusione di certe condotte che non devono minimamente essere sottovalutate, quasi fossero condotte scherzose”.
La reazione di Balotelli?
“Mi è sembrata equilibrata. Ha ricordato che quando faceva i gol nessuno lo offendeva ed è comprensibile che abbia scagliato quel pallone verso la la curva. Io le dico la verità: al suo posto, avrei forse lasciato il campo”.
Il razzismo negli stadi è figlio di quello sociale, un problema culturale del nostro paese?
Come si esce fuori da questa situazione?
Ci sono principi costituzionali e democratici che vietano l’odio razziale. Non possiamo più voltarci dall’altra parte”.
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