Portogallo Pepe sfuriate celebri (Getty Images)
Pepe, difensore del Porto e del Portogallo, è celebre per la sua condotta vivace: il 38enne non è nuovo a siparietti piuttosto ruvidi.
“Le leggi di Kepler”, potrebbe intitolarsi così un’autobiografia sul difensore portoghese meglio conosciuto come Pepe: al secolo Kepler Laveran Lima Ferreira. Stavolta i pianeti e l’astronomia c’entrano poco, a girare è soltanto il pallone e il difensore verdeoro è il perfetto esempio di talento e tenacia.
Insieme a una sana dose di follia. L’ex Real Madrid, infatti, è quello che potremmo definire un giocatore esuberante: uno di quelli che, oltre a marcarti, la partita giocata te la fa ricordare. Brutto cliente per gli attaccanti che, quando sono al suo cospetto, qualche raccomandazione alle figure sacre di riferimento. Non è questione di patrono o santo protettore, è che Pepe quando è in giornata non ti lascia passare e manifesta la sua adrenalina – per molti esuberanza, per altri agonismo – con atteggiamenti di vario genere.
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Nell’arco della propria carriera, infatti, il calciatore è stato protagonista di siparietti al limite del consentito che, però, hanno arricchito prime pagine sportive e curiosità legate al mondo del calcio, ai suoi vizi e alle sue virtù. Chiedere a Casquero, ex attaccante del Getafe che – oltre ad aver subito un fallo da rigore – prese dei calci supplementari a gioco fermo: quando si tratta di scegliere palla o piede, Pepe ha la risposta pronta.
L’aneddoto che, però, ancora oggi riecheggia nella mente degli appassionati risale a qualche tempo fa. Non abbastanza da dimenticarlo. Il difensore rifiutò la stretta di mano di un raccattapalle a fine partita: è successo contro il Belenenses. L’episodio è chiaro: Pepe non ha digerito l’atteggiamento del ragazzo che avrebbe – a suo dire – rallentato la ripresa del gioco in un paio d’occasioni (confronto terminato 1-1).
Così a fine gara niente stretta di mano, ma un bel “vaffa” come “ricompensa”. La scena non sfugge alle telecamere che immortalano tutto: appena l’agonismo prende il sopravvento, Pepe si infiamma. E non è una figura retorica.
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