Sadio Manè campione di solidarietà (Getty Images)
Meglio nascere fortunati che ricchi. È solo un proverbio, ma per alcuni si avvicina molto alla realtà. Specialmente nel mondo del calcio. Molto spesso sentiamo le esperienze vissute da talenti incredibili cresciuti sotto la soglia di povertà, in condizioni precarie, senza certezze né futuro. Poi il cambiamento, in età adulta, grazie al successo e al talento con un pallone tra i piedi: questa fortuna, che altrettanti definiscono opportunità, è capitata a molti dei più grandi.
Maggiore è il talento con i piedi e più atroci e difficili sono state le sofferenze prima di giungere all’affermazione totale: ce lo insegna Messi, Ronaldo, e tra gli altri anche Sadio Manè. L’attaccante del Liverpool, colonna portante dei Reds con i suoi gol, sa essere riconoscente al destino e, soprattutto, ricorda ogni momento da dove è partito. Per questo ha ribadito, nel corso di un’intervista a Teledakar, quanto lui rifugga dall’opulenza e dallo sfarzo immotivato per far fruttare le proprie ricchezze in modo diverso.
“Perché dovrei volere dieci Ferrari, venti orologi e due aerei? Cosa faranno questi oggetti per me e per il mondo? Io so cosa voglia dire avere fame, ho lavorato nei campi, sono sopravvissuto alle guerre, ho giocato a calcio a piedi nudi, non sono andato a scuola perché non potevo permettermelo”, ha sottolineato.
In seconda battuta, Manè ha spiegato come investe i suoi guadagni e quello che fa per il suo paese d’origine, essendo adesso in una posizione privilegiata rispetto al passato: “Oggi con quello che guadagno grazie al calcio posso aiutare la mia gente, ho costruito scuole e uno stadio, fornisco vestiti, scarpe, cibo per le persone in estrema povertà. Preferisco che il mio popolo riceva un po’ di ciò che la vita mi ha dato”, ha concluso strappando consensi a ripetizione per le sue parole così vere e credibili nonostante la caratura internazionale che si è costruito nel tempo.
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