Pioli-Mihajlovic, il gesto che fa commuovere l’allenatore del Milan

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Pioli-Mihajlovic, abbraccio commovente
Pioli-Mihajlovic, abbraccio commovente

Bologna-Milan, non solo calcio. In mezzo a questo gioco, che per molti è passione e lavoro, c’è ancora modo e tempo di emozionarsi. Chiedere a Stefano Pioli che, prima di questa gara, aveva detto: “Faccio il tifo per Mihajlovic, incredibile quello che sta portando avanti”, il riferimento era alla battaglia personale del tecnico serbo contro la Leucemia. Tutto bene, o quasi, Mihajlovic sta rispondendo in maniera ottimale alle cure. È tornato a casa, dimesso dall’ospedale, qualche settimana fa. Ora ritrova i campi di calcio, che aveva solo accantonato – e nemmeno del tutto – insieme ad amici e colleghi.

Proprio Stefano Pioli, ha allenato il Bologna anche lui come Sinisa, lo rivede al Dall’Ara: l’emozione – nella partita del ritorno del serbo in panchina – è palpabile. I due si avvicinano, sorridono, provano a dirsi qualcosa. Accennano un abbraccio, ma si fermano a metà: la commozione è forte, al punto che anche i cronisti presenti non possono fare a meno di notarlo e gli operatori a bordo campo indugiano con le telecamere.

Pioli-Mihajlovic, il commovente saluto prima del fischio d’inizio

La scena è, quindi, sotto gli occhi di tutti: una bella parentesi di sentimento e umanità che poi lascia spazio – come è giusto che sia – al gioco, ai numeri, alla tecnica e alla tattica. Nel post partita, però, il discorso riprende. Cosa vi siete detti con Mihajlovic? La prima domanda fatta a Pioli. Il tecnico rossonero ha risposto senza esitazione: “Ero molto felice di poterlo salutare. Volevo abbracciarlo, ma mi ha detto che era meglio di no. Una bella emozione, sono contento di averlo incontrato. Bello ritrovarlo sul campo e spero che tutto sia indirizzato sulla strada giusta. Mi ha toccato poterlo salutare”, ha spiegato l’allenatore. Quell’abbraccio strozzato segna che la patologia è alle spalle ma non del tutto, persino i gesti più normali – come stringersi a qualcuno – diventano privilegi. Proprio Sinisa l’aveva specificato: La malattia ti fa apprezzare cose che prima erano scontate, per esempio prendere una boccata d’aria dopo tanto tempo. Uscire fuori con gli affetti più cari. Sono migliorato come uomo”.

Ormai non solo Pioli vede nel tecnico serbo un baluardo – l’ultimo, forse – di speranza e determinazione in un contesto sempre più contaminato da sfarzo e spettacolarità. Lo sport è contrapposizione e resilienza, ecco perché Mihajlovic ha spiazzato tutti: con la sua schiettezza e tenacia è riuscito ad allontanare i fantasmi e le paure legate ad una patologia attraverso l’attaccamento al proprio lavoro. Seguito, come è giusto che sia, da un percorso riabilitativo mirato. Terapie, coraggio e un pizzico di spensieratezza. La stessa che ha portato il tecnico rossonero a gettare il cuore oltre l’ostacolo, per tentare quell’abbraccio con il collega ed amico, segno che il meglio deve ancora venire. Ma si riparte, di nuovo insieme, sempre e comunque dal rettangolo verde per un “secondo tempo” all’altezza delle aspettative.

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