Ibrahimovic e non solo: quanti ritorni (e flop …) al Milan

Ibrahimovic e non solo: quanti ritorni (e flop ...) al Milan
Ibrahimovic e non solo: quanti ritorni (e flop …) al Milan

Otto anni dopo l’addio al Milan e il passaggio al Paris Saint-Germain, Zlatan Ibrahimovic tornerà in rossonero da gennaio 2020. Non è il primo campione che ha trascorso al Milan due periodi distinti della carriera. Nella storia recente, la seconda volta non è mai stata buona come la prima. Ibrahimovic è chiamato a invertire una tradizione negativa che ha coinvolto anche Ruud Gullit. “Il cervo che esce di foresta”, nella definizione epocale di Vujadin Boskov, aveva costruito l’epopea del Milan di Sacchi e dominato il calcio anche in Europa tra il 1987 e il 1993. “Il cervo ritornato in foresta”, definizione aggiornata dopo il suo rientro al Milan nel luglio del 1994, si concede di fatto un cameo fino a novembre. Gioca otto partite, segnando tre gol, in Serie A e vince la Supercoppa italiana contro la Sampdoria.

Donadoni, l’eccezione alla regola

L’unica eccezione alla lista dei “flop di ritorno” è Roberto Donadoni, il primo acquisto dell’era Berlusconi. Fino al 1996, vince sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe europee e quattro Supercoppe italiane. E’ uno dei primi calciatori italiani ad accettare un’esperienza all’estero, con i New York Metro Stars. Dopo poco più di un anno, nell’ottobre 1997, torna al Milan e contribuisce con 24 presenze allo scudetto targato Zaccheroni.

Simone flop. Leonardo, quanti ritorni

Non riesce a fare altrettanto Marco Simone, che al Milan arriva nel 1989 e in otto anni conquista quattro scudetti, due Coppe dei Campioni/Champions League, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe UEFA e tre Supercoppe italiane. Dopo il periodo francese in cui viene eletto due volte miglior giocatore straniero della Ligue 1 (nel 1997-98 al PSG e nel 1999-00 al Monaco), il 25 settembre 2001 torna in prestito al Milan. Gioca nove partite senza segnare. Chiude la sua carriera in rossonero in Coppa Uefa contro il Borussia Dortmund l’11 aprile 2002.

L’uomo dei ritorni è Leonardo. Il brasiliano, protagonista con 27 partite e 12 gol dello scudetto 1998-99, si concede un’ultima parentesi da calciatore nel 2002-03. Gioca una partita in Serie A e quattro in Coppa Italia. Tornerà prima come allenatore, poi come dirigente: è uno dei primi in Italia a credere in Paquetà.

Le due esperienze di Kakà e Shevchenko

Lungo anche il feeling tra il Milan e Kakà che ha scritto la storia rossonera tra il 2003 e il 2009. In sei stagioni, ha vinto una Champions League, la Coppa del mondo per club, uno scudetto, una Supercoppa italiana e due Supercoppe europee. Quattro anni al Real Madrid non spengono un rapporto che assume toni nostalgici e romantici quando Kakà torna in Italia. “Certi amori non finiscono” ha detto Galliani nell’estate del 2013. Il brasiliano, Pallone d’Oro nel 2007, disputa una stagione discreta, segna 9 gol in 37 presenze, ma certo non paragonabile al suo periodo d’oro.

La sua prima esperienza al Milan si conclude quando Andriy Shevhcenko termina la seconda. E’ un flop la stagione 2008-09 dell’ucraino, che segna solo due gol in Coppa Italia e uno in Champions. Gioca con la maglia numero 76 perché Pato indossa la 7, quella con cui aveva incantato Milano, l’Italia e l’Europa tra il 1999 e il 2006. Nel primo passaggio a San Siro, aveva disputato 296 partite, segnando 173 gol, vincendo Scudetto, Coppa Italia, Supercoppa italiana e UEFA, Champions League e Pallone d’Oro.

Il bis senza successo di Boateng e Balotelli

Spera di far meglio Zlatan Ibrahimovic che ha vinto al Milan il diciottesimo scudetto della storia rossonera ispirato da Kevin Prince Boateng. Il ghanese ha festeggiato in versione Michael Jackson, poi rientra nel 2015 dopo due anni allo Schalke 04. La replica però consegna alla storia solo ombre. Vale anche per Mario Balotelli, che nei sei mesi del secondo periodo in rossonero segna tre gol e non viene riscattato, tornando così a Liverpool.

I ritorni in panchina: male Sacchi e Capello

L’inefficacia delle “minestre riscaldate” coinvolge anche gli allenatori. Non risparmia nemmeno i due tecnici che più di tutti hanno incarnato e cambiato la storia recente del club, Arrigo Sacchi e Fabio Capello. Nel 1996, dopo l’esonero di Oscar Washington Tabarez, il “Sacchi-2” produce solo un undicesimo posto in campionato e l’eliminazione ai gironi di Champions. L’estate successiva, Berlusconi ci riprova e richiama Fabio Capello che ha appena vinto la Liga con il Real Madrid. Ma non funziona. Il Milan finisce decimo e perde in finale in Coppa Italia: Capello viene esonerato.

Anche i dirigenti che hanno portato Ibrahimovic di nuovo al Milan, Zvonimir Boban e Paolo Maldini, sono tornati nel club che ha segnato la loro carriera. Anche nel loro caso, però, la seconda esperienza riserva molte più critiche e molti meno applausi della prima.

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