Liga spagnola Denis Suarez (Getty Images)
Denis Suarez del Celta Vigo dice la sua ai microfoni di beIN Sports riguardo la ripresa della Liga spagnola e il trattamento riservato ai calciatori durante la pandemia.
La Liga spagnola è in bilico, così come la Serie A, in seguito all’emergenza Coronavirus che sta riscrivendo le priorità mondiali. Quando in ballo c’è la salute il resto passa in secondo piano, teoricamente, ma con la Fase Due della pandemia (forse) tutto è possibile. Persino pensare di riprendere a giocare a calcio. In Spagna non sono ancora sicuri, ma ci stanno lavorando. Allo stesso modo in Italia, perchè – se bisogna convivere con il virus – tanto vale ripartire anche da un interesse comune (influente dal punto di vista economico e sociale) come il calcio.
Questa convinzione spinge quasi tutti gli addetti ai lavori a meditare su cosa sia giusto fare e cosa no. Chi nicchia, chi aspetta e chi tace (non vuol dire necessariamente che acconsente). Poi, ultimi ma non per importanza, ci sono coloro che parlano come Denis Suarez del Celta Vigo che – senza peli sulla lingua – mette un punto e riparte (almeno a parole) volendo ristabilire cosa potrebbe essere fondamentale e cosa no. Specialmente in momenti come quello che stiamo vivendo.
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Le parole del calciatore scorrono come un fiume in piena ai microfoni di beIN Sports: “Comprendo il punto di vista della Federazione – sottolinea Suarez – ma non mi capacito su come mai debbano fare a noi tamponi a raffica e non alla gente che ne ha davvero bisogno negli ospedali. Come mai per un calciatore è quasi immediato sottoporsi al test, mentre un operatore sanitario non può farlo?“. Intervento pulito, disarmante e imprevedibile. Come quelli che il centrocampista è abituato a fare in campo, ma stavolta servirà ben più di un “ripiegamento difensivo” per arginare uno spunto così netto e inoppugnabile.
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