Juwara, dal barcone al primo gol in A: la storia da migrante dell’attaccante

La storia di Juwara, l’attaccante del Bologna passato dal barcone, come migrante, a segnare il suo primo gol in Serie A. Favola a lieto fine. 

Juwara, la storia dell'attaccante (Getty Images)
Juwara, la storia dell’attaccante (Getty Images)

Chissà cosa avrà pensato Musa Juwara al 65′ della gara di ieri tra Inter e Bologna, quando Sinisa Mihajlovic ha deciso di schierarlo in campo per la quinta volta in questo campionato di Serie A. Soprattutto, chissà quale sarà stato il suo pensiero quando 9 minuti più tardi è riuscito a battere un veterano come Handanovic, capitano di una squadra illustre come quella nerazzurra, mettendo a segno il suo primo gol nel massimo campionato di calcio italiano.

Si può solo immaginare ma non basta. Una gioia immensa si. Ma c’è di più. Inevitabile che nella sua testa stiano ancora scorrendo tutti gli istanti più difficili della sua vita. Nonostante i 18 anni compiuti lo scorso 26 dicembre, Juwara ha sulle spalle un bagaglio di esperienze durissimo. La storia dell’attaccante parte dal Gambia e arriva a San Siro. Nel mezzo un percorso tortuoso di sofferenze, paura e speranze, che ora ha lasciato spazio anche a soddisfazioni personali e forti emozioni.

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Juwara, la storia dell’attaccante arrivato sul barcone

Juwara con il Chievo prima del passaggio al Bologna (Getty Images)
Juwara con il Chievo prima del passaggio al Bologna (Getty Images)

Era il 10 giugno 2016 quando un Juwara appena 14enne approdava in Italia. Un lungo viaggio su uno dei tanti barconi che in estate attraversano il Mediterraneo, quella della disperazione. Senza i genitori biologici al suo fianco, il giovane sbarcò sulle coste di Messina come migrante e venne subito portato in Basilicata all’interno di un centro d’accoglienza. Dopo essersi impegnato nei primi lavoretti per riuscire a mantenersi, ja iniziato a coltivare la sua passione: il calcio. Giocava nella Virtus Avigliano e lì incontra coloro che diventeranno due delle persone più importanti della sua vita: Vitantonio Summa e Loredana Bruno. I due genitori affidatari del ragazzo, che con il pallone ci sa fare.

Vince un campionato regionale Allievi e attira l’attenzione di diversi club di Serie A. La famiglia, dopo tante offerte, sceglie il Chievo che, come spiegato dalla madre adottiva, offre un percorso scolastico educativo importante. Un elemento fondamentale per Juwara, che tiene molto alla scuola perchè suo nonno gli aveva insegnato che la cultura veniva prima di tutto. Dopo alcune difficoltà con il tesseramento, che portarono il giocatore a sfiorare la depressione, la famiglia affidataria riesce a vincere il ricorso e il classe 2001 diventa un calciatore dei giallo-blu a tutti gli effetti.

In prestito al Torino disputa un Torneo di Viareggio, fino alla chiamata del Bologna la scorsa estate. Per 500mila euro Juwara approda in rossoblu. Mihajlovic gli dà fiducia e decide di gettarlo nella mischia nella gara contro l’Inter. Gli emiliani sono sotto di un gol e con un uomo in meno, ma il destino gioca la sua parte. Sinistro nell’angolino che piega le mani di Handanovic, 1486 giorni dopo il suo arrivo in Italia, il giovanissimo migrante ha realizzato il primo gol in Serie A. Adesso Juwara è pronto a vivere un sogno da protagonista senza paura: è tutto vero!

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