Italia-Inghilterra superstizioni cronisti (Getty Images)
Italia-Inghilterra raccontata dai cronisti italiani significa scrivere un’altra pagina di storia: i rituali più attesi dei commentatori.
L’Italia chiamò, proprio come nel 2006, a raccolta tutti. Quella di Wembley è una gara importante che potrebbe proiettare gli azzurri sul tetto d’Europa e il calcio nostrano a nuovi fasti: le scaramanzie sono ripetute, esattamente come 15 anni fa. C’è chi prova a rifare le stesse identiche cose sperando che porti bene e ci sia nuovamente un motivo per festeggiare.
I rituali non l’hanno soltanto i giocatori, ma anche chi la finale Euro 2020 deve raccontarla: Caressa e Bergomi, come nel Mondiale vinto, sono pronti a raccontare le gesta azzurre con siparietti inediti. Tutto secondo i piani del destino che si è divertito a mischiare le carte anche ad altri colleghi del celebre duo.
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Oltre Sky c’è di più, parafrasando una famosa canzone, chiedere a Paolo Celata: il noto giornalista del TG La7 è in conduzione nell’edizione delle 20.00 prima dell’inizio della gara fra Italia-Inghilterra. Successe lo stesso nel 2006, il cronista lo scrive su Twitter sperando nello stesso epilogo.
Situazione analoga in Rai che, però, ha dovuto cambiare le carte in tavola: un cronista diverso a causa dell’incognita Covid, ma la squadra di giornalisti al seguito è quasi la stessa di quella Coppa del Mondo. Italia-Inghilterra è anche liturgia, nei gesti più comuni, anche da parte di chi racconta sperando di assistere a un’altra serata memorabile. Per alcuni già è un po’ così, in momenti del genere, forse, quello che conta davvero – a prescindere da tutto – è esserci.
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