Under e Demiral come Ozil, lo sport turco per Erdogan. Ma c’è chi dice no

Under e Demirel come Ozil, lo sport turco per Erdogan. Ma c'è chi dice no

Cengiz Under e Merih Demiral si sono esposti con un tweet a favore dell’invasione turca nel nord della Siria contro il popolo curdo. Non sono gli unici atleti che hanno mostrato un chiaro sostegno negli ultimi anni al presidente Recep Tayip Erdoğan. Chiaro il segnale inviato dalla nazionale di calcio che ha esultato con il saluto militare dopo il gol vittoria di Tosun contro l’Albania. Ma c’è anche chi si è opposto e ne sta pagando le conseguenze.

Demiral sostiene l’Operazione Primavera di Pace

Demiral ha sostenuto con un hashtag l‘Operazione Primavera di Pace, il nome in codice dell’attacco. “La Turchia ha 911 chilometri di confine con la Siria”, ha scritto il difensore della Juventus. “Il PKK e l’YPG sono stati responsabili della morte di circa 40mila persone, incluse donne, bambini, neonati. La missione della Turchia è quella di prevenire la creazione di un corridoio del terrore sui nostri confini meridionali e di riportare due milioni di siriani in territori sicuri”. Demiral accomuna queste due organizzazioni curde ma diverse.

Da un lato il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) messo fuori legge dal Trattato di Adana, firmato da Siria e Turchia nel 1998, “che mise fine al sostegno del regime siriano alle operazioni del PKK compiute dalla Siria in territorio turco” ha scritto Eugenio Dacrema, ricercatore dell’ISPI: dopo la firma del trattato, il leader del PKK Abdullah Ocalan fu costretto a lasciare la Siria, ma sarà catturato un anno dopo in Kenya. Dall’altro, l’Unità di Protezione Popolare (YPG) curda che ha inseguito, insieme agli americani, il progetto di una divisione informale della Siria con l’obiettivo di assumere il controllo nel nord-est del Paese e creare una forma semi-statale alternativa.

Under e l’esultanza con il saluto militare

Poco dopo l‘attaccante della Roma Cengiz Under ha postato la foto della sua esultanza con il saluto militare e tre bandiere della Turchia. “Testa di giocatore buona solo per tenere cappello. Quando fai ‘ste cose, levati la maglia” ha scritto il figlio di Falcao, come riporta la Gazzetta dello Sport.

Under è arrivato alla Roma nell’estate del 2017 dal Basaksehir, allora di proprietà del Ministero della Gioventù e dello Sport. Erdoğan, riferiva l’Associated Press, l’avrebbe chiamato per augurargli buona fortuna. Lo stesso ministro, Osman Askin Bak, aveva postato un tweet di chiaro appoggio dopo la doppietta al Benevento che Under aveva festeggiato con il saluto militare. Un gesto che molti hanno interpretato come un sostegno alla campagna militare di Erdoğan in Siria. “Non c’è bisogno di spiegare” ha scritto il ministro accompagnando una foto dell’esultanza con l’emoticon di un applauso e una bandiera turca.

Cenk Sahin pro Erdoğan, il St.Pauli si oppone

Si è esposto, dopo la vittoria della nazionale contro l’Albania, anche Cenk Sahin, calciatore turco del St.Pauli, che gioca nella seconda divisione tedesca. Sahin ha pubblicato su Instagram un post di sostegno alla campagna turca contro i curdi.

Il St.Pauli, la squadra del quartiere portuale di Amburgo, ha una tradizione antifascista molto radicata e un senso di appartenenza che va oltre il calcio. Il club si è subito dissociato. Ha sottolineato che le affermazioni di Sahin non corrispondono ai valori della società. Il secco comunicato, in cui si annunciano provvedimenti risolutivi, si chiude con un chiaro: “Mai più guerra”.

Erdoğan, quante attenzioni per il calcio

Erdoğan è il leader del Partito Giustizia e Sviluppo (AKP), salito al potere nel 2002. Da allora, il governo ha riservato attenzioni senza precedenti. Ha contribuito a far crescere i ricavi, avviato progetti per la costruzione di una trentina di nuovi stadi in 27 città, costruito un nuovo centro tecnico per la nazionale e presentato diverse candidature per ospitare tornei internazionali. Eppure dopo il 2002 la Turchia non è mai più riuscita a qualificarsi per la fase finale dei Mondiali.

Il presidente Erdoğan, lo ricordava in un’intervista televisiva del 2017, a calcio ha anche giocato per l’Erokspor, il Camialtı, e lo İETT Spor. “Era una squadra dilettantistica, ero il capitano e in sette anni abbiamo vinto cinque titoli. È stato un traguardo importante per me” ha detto. Proprio attraverso il calcio, il 3 aprile del 2007, ha mostrato quanto fossero migliorati i suoi rapporti con il presidente siriano Bashar al-Assad. Hanno visto insieme, infatti, l’amichevole tra la squadra turca del Fenerbahce e quella siriana dell’al-Ittihad per l’apertura del nuovo stadio di Aleppo.

Ozil ha voluto Erdoğan come testimone di nozze

In più di un’occasione, i giocatori turchi e i tedeschi di origine turca hanno preso posizione in favore di Erdoğan. Mesut Ozil è uno dei più convinti sostenitori del presidente turco nel mondo del calcio europeo. Nel maggio 2018 l’ha incontrato a Londra, dove era in campagna elettorale, insieme a un altro calciatore della nazionale tedesca con chiare origini turche, Ilkay Gundogan, poco prima dell’inizio dei Mondiali. L’incontro, ha detto Ozil come riportava il New York Times, non aveva a che fare con la politica con l’identità nazionale. Gundogan ha successivamente preso le distanze da quell’iniziativa.

Ozil, trequartista dell’Arsenal, l’ha voluto lo scorso giugno come testimone al suo matrimonio con Amine Gülse, miss Turchia del 2014, celebrato dal governatore di Istanbul Ali Yerlikaya, un privilegio concesso solo alle grandi personalità della città.

Kanter, il grande dissidente

I dissidenti non hanno vita facile. Due leggende del calcio turco come Hakan Sukur e Arif Erdem sono stati espulsi dal Galatasaray e cancellati dalla storia del club. Sukur, migior marcatore nella storia della nazionale turca, era stato anche deputato con l’AKP, il partito del presidente. Ma sono stati accusati di legami con la presunta rete golpista anti-Erdogan di Fethullah Gulen e di aver congiurato con gli autori del fallito golpe del 15 luglio 2016.

Per lo stesso un tribunale turco ha messo sotto processo Enes Kanter, centro della nazionale di basket e dei Boston Celtics che rischia fino a quattro anni di carcere per aver pubblicamente espresso il suo dissenso nei confronti di Erdoğan. Una settimana fa, Kanter ha dichiarato al Boston Globe che scagnozzi del presidente turco lo avrebbero minacciato all’uscita della moschea della Islamic Society di Boston. “Non mi lasciano praticare liberamente la mia religione in America, riuscite a immaginare come possa sentirsi la gente in Turchia?” ha detto.

Le pressioni, come racconta la BBC, si sentono anche ai livelli più bassi nel calcio turco. Minacce, intimidazioni, violenze caratterizzano la storia dell‘Amedspor, squadra che gioca nel campionato di terza divisione e rappresenta la comunità curda di Diyarbakir nel sud-est della Turchia a 120 chilometri dal confine siriano. “Vinceremo resistendo” dicono i tifosi della squadra che ha assunto il nome attuale nell 2014 in riferimento proprio alla denominazione curda della città e della regione. Tifosi che solo due volte negli ultimi tre anni hanno ottenuto il permesso di seguire la squadra in trasferta. Perché il calcio non è solo un gioco.

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