Biraghi e i parastinchi con presunti simboli fascisti (foto): la risposta del difensore
E’ scoppiato un piccolo caso intorno ai parastinchi di Cristiano Biraghi. Un fermo immagine che ne ha inquadrato il disegno con elmo spartano e la scritta “Vae victis” ha fatto parlare di parastinchi “fascisti”. In maniera, peraltro, totalmente impropria.
La celebre esclamazione “Vae Victis“, che significa “Guai a vinti”, è attribuita dallo storico Tito Livio al capo dei Galli Sènoni durante l’invasione di Roma. L’episodio avviene nel 390 avanti Cristo, in un’epoca per la quale non si può certo parlare di simpatie per il Duce.
E’ stata pronunciata anche da Napoleone nel Trattato di Tolentino, dallo storico tedesco Robert Gerwarth in un saggio in cui analizza le condizioni punitive imposte alla Germania nel Trattato di Versailles del 1919 e da Benedetto Croce in un discorso del 1947 all’Assemblea Costituente.
Croce, principale esponente del pensiero liberale del Novecento italiano, criticava il trattato di pace di Parigi dopo la seconda guerra mondiale che evidenziavano la scarsa considerazione delle potenze vincitrici per l’Italia. Più di recente, viene usata dagli appassionati del videogame Legacy of Kane e del gioco di carte fantasy Magic. Il riferimento, generico, è all’epica della battaglia.
Il calciatore e l‘Inter si oppongono alle polemiche. Biraghi ha chiarito che i parastinchi inquadrati in televisione riportano l’immagine di un elmo spartano, vista la sua passione per il film Trecento. E la scritta è solo un’incitazione alla vittoria. Il club ha poi sottolineato l’impegno comune nella campagna Brothers Universally United, contro il razzismo e ogni forma di discriminazione.
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