Maradona, la confessione di Bernd Schuster: il retroscena sulle cure
Bernd Schuster, centrocampista tedesco specialista nelle punizioni e suo compagno di squadra a Barcellona, svela un retroscena su Maradona
Diego Maradona non era tranquillo nelle ultime settimane di vita. Questa la versione di Bernd Schuster, suo compagno di squadra al Barcellona tra il 1982 e il 1984, che avrebbe provato ad aiutarlo. Lo racconta lo stesso centrocampista in un podcast, su dersechzehner.de, come riporta la Gazzetta dello Sport. Schuster ha raccontato di aver provato attraverso un amico comune a portare Maradona fuori dall’Argentina. “Avremmo voluto che si curasse a Madrid, Diego aveva detto sì perché lì non stava bene” ha confessato.
Continuano intanto le indagini per risolvere tutti i misteri che ancora rimangono sugli ultimi giorni del Pibe de Oro a Tigre per verificare se ci siano state negligenze da parte del suo medico personale o dello staff di infermieri e infermiere assunto per le cure a domicilio.
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Schuster ha fatto infuriare i tifosi del Napoli qualche giorno fa dichiarando che i problemi con la cocaina di Maradona fossero iniziati dopo il suo arrivo in Italia. Gli anni del Pibe in blaugrana, caratterizzati da un’epatite contratta in maniera mai chiarita e dal grave infortunio per il fallo di Andoni Goikoetxea, hanno permesso a Schuster di costruire una bella amicizia con l’argentino. Gli è rimasto impresso, ha raccontato alla Suddeutsche Zeitung, che il Diez iniziasse il riscaldamento sempre con le scarpe slacciate.
A quei tempi, quando i difensori “si mettevano a cavalcioni” sugli attaccanti, il Barcellona era una sorta di nave scuola per i calci di punizione con due specialisti come Schuster e Maradona. “Le calciavamo in modo molto diverso” ha ricordato, “lui era mancino, io sono destro”. Si allenavano continuamente per esplorare tutte le modalità per mandare il pallone in porta sopra la barriera. Le provavano ogni due giorni, anche senza portiere. “Diego aveva i piedi piccoli. L’effetto della palla coi piedi piccoli è completamente diverso“. Per questo riusciva a mettere la scarpa sotto il pallone e a farlo ricadere appena superata la barriera.
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