Ufficiale la decisione sulla partita Bologna-Inter non disputata il 6 gennaio perché la AUSL aveva fermato i rossoblù per COVID
Lo scorso 6 gennaio, dopo lo stop della AUSL di Bologna a causa del COVID, al Dall’Ara è andato in scena uno spettacolo già visto. L’Inter si è presentata in campo sapendo che il Bologna non avrebbe disputato il match.
Sul terreno di gioco è andata in scena una partitella di allenamento dei nerazzurri, mentre l’amministratore delegato Marotta invitava i vertici della Serie A a stilare un protocollo comune per gestire questo tipo di situazioni. “La competenza delle Asl va limitata. – diceva – E’ necessaria la dose obbligatoria nel mondo dello sport”.
Il protocollo poi è stato firmato, le squadre hanno l’obbligo di indicare una lista di 25 nomi nel Gruppo Atleti e alla nona positività tra i 25 le partite vengono automaticamente rinviate.
Il Giudice Sportivo ha stabilito intanto cosa succederà per quanto riguarda Bologna-Inter. Doveva valutare eventuali addebiti per i rossoblù, che avrebbero portato a un 3-0 a tavolino per i nerazzurri.
Il Bologna, ha scritto, ha agito “a fronte di un provvedimento della AUSL (al momento) valido ed efficace”. Il provvedimento è stato peraltro tenuto in considerazione anche per la partita successiva, Cagliari Bologna, che su richiesta dei rossoblù è stata posticipata oltre il 9 gennaio. Quella, infatti, era “la data finale di efficacia minima del provvedimento dell’Azienda sanitaria” scrive il Giudice Sportivo.
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Dunque, i rossoblù non possono essere considerati colpevoli nemmeno di “carenza di una perfetta diligenza” scrive Gerardo Mastrandrea, Giudice Sportivo della Serie A. La partita, semplicemente, andrà rigiocata.
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La palla passa alla Lega Serie A per i provvedimenti organizzativi necessari relativi alla disputa della gara.
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