Domani con il Milan la partita n.520 di Magnanelli con il Sassuolo (Foto ANSA)
Nella serie A che piange e rimpiange Insigne, Dybala e Chiellini il nome di Francesco Magnanelli forse non fa abbastanza notizia: dovrebbe…
Ci sono storie che meritano di essere raccontate indipendentemente dai protagonisti. E anche se gli algoritmi oggi premiano il perizoma della fidanzata di un trapper piuttosto che il primo tuffo estivo dal motoscafo di Cristiano Ronaldo, vediamo se le misteriose dinamiche delle ricerche on line premiano anche questo nome. Che per essere premiato va ripetuto. Francesco Magnanelli.
Diciassette stagioni al Sassuolo, 519 partite giocate e 10 gol, quattro dei quali in Serie A. Magnanelli, la cui pagina di Wikipedia non ritiene questo fenomeno nemmeno degno di una fotina, è un caso più unico che raro. In un calcio che non concede spazio a giocatori di bandiera e di fatica, il suo è un esempio prezioso e raro. Di dedizione e fedeltà.
Umbro di Città di Castello è arrivato per poche decine di migliaia di euro al Sassuolo quando la squadra neroverde era ancora in C2 e dell’epopea degli emiliani ha vissuto tutto. Tre promozioni con un onorevole passaggio in Europa League.
Ha visto passare quattordici allenatori, anche due volte (Di Francesco). Tra questi anche Allegri, Pioli e De Zerbi. Restando saldamente ancorato al suo principio cardinale: impegno, serietà, allenamento e presenza. Un uomo semplice, tutto d’un pezzo, incapace di mettersi in luce, sempre al servizio della squadra. Un motore silenzioso e affidabile. Un diesel da mezzo milione di chilometri.
In un calcio sano e normale, non drogato da cifre statistiche e valori gonfiati Magnanelli dovrebbe essere considerato un fuoriclasse assoluto. Nonostante la fascia da capitano indossata spesso, qualche gol e molte soddisfazioni Magnanelli è sempre rimasto serenamente nell’ombra di un progetto nel quale i valori individuali erano altri.
La trita e ritrita questione delle bandiere, che non esistono più, si può tranquillamente accantonare. É comodo fare la bandiera a suon di milioni di euro a stagione con la buona stampa dalla propria parte e il web che si infiamma ogni volta che la tua foto compare con la top model di turno.
Magnanelli è il trionfo della normalità, di un calcio che non legge nessuno e che pochi sanno valorizzare. Quindi, chi scrive non si aspetta che chi legge sia arrivato fino qui. Perché il titolo non scatena nessuna curiosità, perché non ci sono doppi sensi, perché queste poche righe sono esattamente come Magnanelli. Normali. E ringraziano, dal più profondo del cuore, un giocatore che non ha mai chiesto titoli e sponsor. Ma che per quello che vale avrebbe meritato entrambe le cose.
In un mondo del calcio votato sempre più agli eccessi, come la proposta a Mbappé da 100 milioni a stagione più 300 alla firma messa sul tavolo dal PSG per farlo restare, ecco il trionfo della normalità celebrato da un minimo di buon senso.
Il calcio può tranquillamente riprendere a macinare idoli, illusioni e milioni di euro. Con buona pace di chi individua in un personaggio come Francesco Magnanelli un esempio splendido e raro. Da premiare con le lacrime di chi oggi, sinceramente, spenderà una sana emozione di chi l’ha meritata in silenzio. E senza fare notizia.
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