Milan, Mandzukic sceglie la 9: sfida alla “maledizione” post Inzaghi

Mario Mandzukic ha scelto di indossare la maglia numero 9 del Milan, diventata “maledetta” dall’addio di Pippo Inzaghi nel 2012 

A Mario Mandzukic non manca di certo il coraggio. Lo dicono le sue origini, il suo fisico imponente e la cattiveria agonistica che mette in campo. Per dimostrare tutte queste doti anche ai suoi nuovi tifosi, quelli del Milan, il centravanti ha scelto di indossare la maglia numero 9 per questa avventura. Cosa c’è di strano, penseranno in molti, è pur sempre un attaccante ed è la scelta più naturale da fare quando giochi in quella posizione del campo. Ragionamento giusto, se non fosse che nel Milan, intorno a quella maglia, aleggia una maledizione.

Era il 1° luglio del 2012, quando Filippo Inzaghi appendeva gli scarpini al chiodo e con loro anche il ruolo di attaccante del Milan. Insieme alla sua numero 9 ha scritto la storia dei rossoneri, vincendo anche due Champions League. Un peso non indifferente per chi avrebbe dovuto prendere il suo posto, così tanto da essere diventato insostenibile per ben 9 giocatori. Come nel film “Space Jam”, quando Michael Jordan viene privato del suo talento, la 9 del Milan ha fatto lo stesso con gli attaccanti che l’hanno indossata negli ultimi nove anni.

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Mandzukic indossa la 9 del Milan: i numeri della “maledizione”

Piatek con la "maledetta" maglia numero 9 del Milan (Getty Images)
Piatek con la “maledetta” maglia numero 9 del Milan (Getty Images)

L’elenco dei calciatori inseriti in questa triste e preoccupante lista inizia con Alexandre Pato. L’attaccante brasiliano, fin lì possessore della 7, eredita per primo il numero 9 da Inzaghi. Da quel momento segnerà solamente 2 gol, finendo poi con il dire addio al club con una media di una rete ogni 171 minuti.  Nell’estate del 2013 il Milan sceglie di puntare su Alessandro Matri, pronto a dare una svolta ai rossoneri. Il risultato è tragico: un solo gol con la 9 sulle spalle e peggior rapporto tra reti e minuti giocati dal post Inzaghi.

Nell’estate dell’anno dopo, i rossoneri mirano ad un nome importante, quello di Fernando Torres. Lo spagnolo ha vinto tutto in carriera, anche la Champions e il Mondiale, e alla sua prima apparizione con il Milan segna anche un gol di testa all’Empoli. Una mera illusione, dato che anche su di lui la maledizione ha effetto. Dopo quella rete non segnerà più, lasciando la squadra appena 6 mesi dopo. A gennaio serve dunque un rinforzo e arriva Mattia Destro, reduce da un percorso altalenante con la Roma. Il risultato è pressoché lo stesso: 3 reti segnate e niente riscatto al termine della stagione.

Arriviamo al 2015, il Milan punta di nuovo all’estero e lo fa acquistando Luiz Adriano. La sua permanenza in rossonero è maggiore rispetto ai suoi predecessori, dato che in Italia resterà un anno e mezzo, tempo necessario per fare malissimo e confermare ancora una volta la maledizione della numero 9, che lo porta a segnare appena 6 gol, uno ogni 271 minuti. Il rinforzo giusto sembra quindi arrivare dalla Serie B, con Gianluca Lapadula che è pronto a scacciare per sempre i fantasmi del passato. L’italo-peruviano segna 8 gol in 29 presenze, una rete ogni 170 minuti. E’ la statistica migliore dal dopo Inzaghi, ma comunque troppo poco.

Serve puntare su qualcuno di ancora più giovane, un giocatore che ha ricevuto persino la benedizione di Cristiano Ronaldo. Ecco quindi arrivare André Silva. Il portoghese costa al Milan 40 milioni, è una scommessa, ma può far bene. Segna 10 gol, uno ogni 202 minuti, peccato che ne realizzi 8 in Europa League e solamente 2 in campionato, venendo poi ceduto.

Arriviamo quindi agli ultimi due possessori della maglia numero 9, forse le più grandi delusioni, dato il valore che era stato attribuito ad entrambi. Il primo è Gonzalo Higuain. Autore di oltre 100 gol con la maglia del Napoli, capace di segnarne 36 in una singola stagione di Serie A, superando un record storico. L’ex centravanti della Juventus mette a referto appena 8 gol in 6 mesi, per poi essere ceduto al Chelsea.

Non lascerà un bel ricordo di sé, come non l’ha fatto Piatek. Il centravanti polacco arriva nel mese di gennaio e sceglie la 19, con quella realizza un gol ogni 2 partite. Poi il “Pipita” lascia i rossoneri e dalla stagione successiva l’ex Genoa decide di sfidare la sorte, prendendo la 9, galvanizzato da quanto bene avesse fatto nei mesi precedenti. Il risultato è di una rete ogni 269 minuti, con appena 5 marcature totali. Dopo 6 mesi anche lui viene ceduto e da quel momento nessuno ha avuto più il coraggio di indossare la numero 9.

Nessuno, fino appunto a Mario Mandzukic. Il centravanti croato non inizia con i migliori auspici: 34 anni, una condizione fisica da rivedere e 6 mesi a disposizione per fare bene. Sembrano gli ingredienti perfetti per un ennesimo fallimento, un nuovo tassello nel puzzle delle “vittime” illustri o meno della maledizione della maglia numero 9 del Milan. Solamente il campo e il tempo potranno raccontarci come andrà a finire questa volta.

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